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	<title>Economia - Cosa Pubblica. Libra</title>
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		<title>Autoriciclaggio, ecco cosa ne pensa il pm Francesco Greco</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono in molti a pensare che questo Governo sia per definizione impotente sul fronte della giustizia. Da Renzi non potrà uscire una riforma decente, e questo nonostante l’aiuto del magistrato Gratteri. Ostacolo insormontabile, la zavorra del Nuovo Centrodestra che, nonostante i tentativi di rifarsi una verginità dopo il divorzio da Berlusconi, mostra ancora i segni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono in molti a pensare che <strong>questo Governo sia per definizione impotente sul fronte della giustizia</strong>. Da Renzi non potrà uscire una riforma decente, e questo nonostante l’aiuto del magistrato Gratteri. Ostacolo insormontabile, la zavorra del <strong>Nuovo Centrodestra</strong> che, nonostante i tentativi di rifarsi una verginità dopo il divorzio da Berlusconi, mostra ancora i segni di una alleanza ventennale, e soprattutto l’importanza che Forza Italia – comunque all’opposizione – ricopre per gli equilibri di Governo.</p>
<p>Ad ogni modo, la maggioranza si appresta a discutere un <strong>testo sull’auto-riciclaggio.</strong> Sono molte le criticità, ovviamente ben sottolineate dalle opposizioni. L’elemento che desta le maggiori perplessità riguarda una clausola sull’utilizzo del denaro una volta ripulito. In buona sostanza, se il frodatore che ricicla i soldi per scopi personali, questi non è perseguibile. Facciamo un esempio: un individuo evade il fisco, con i soldi così ricavati acquista un immobile, poi lo rivende per <strong>“ripulire il malloppo”</strong> e con i proventi acquisiti dalla compravendita acquista dei macchinari per la sua azienda. Ecco, in questo caso si configura il resto.</p>
<p>Se l’individuo evade il fisco, acquista un immobile, lo rivende e poi spende il ricavato per beni di consumo personale, non si configura il reato. Può sembrare strano e in effetti lo è. Per quale motivo una persona dovrebbe “auto-riciclare” denaro sporco se non per farne uso personale? Eppure un principio di fondo c’è, e non è nemmeno sbagliato. Semplicemente, l’obiettivo che muove il Governo è sconfiggere, o almeno ridurre fortemente, l’economia criminale. Il fine ultimo è quindi quello di aumentare l’imponibile, e quindi le entrate fiscali complessive.</p>
<p>Un’altra criticità riguarda le <strong>pene</strong>. Per l’auto-riciclaggio il reo rischia una pena di gran lunga inferiore a quella che rischia il reo di semplice riciclaggio. Si parla di 12 anni di reclusione massimi e un minimo di 8, ma che possono scendere a 4 per le ipotesi più lievi. Se le conseguenze sono solo queste, è facile immaginare il proliferare di riciclatori di professioni, pronti ad accollarsi il reato alla base e quindi esporsi alla giustizia come auto-riciclatori.</p>
<p>Il rischio, secondo il <strong>Pubblico Ministero Francesco Greco,</strong> intervistato su Il Sole 24 Ore, è proprio questo. Ma il giudice fa un altro addebito: la complessità: “Sarebbe bastato togliere dall’incipit dell’articolo 648-bis (riciclaggio, ndr) la clausola “fuori concorso” e avremmo avuto una norma chiara ed efficace. E invece in troppi hanno messo mano al testo e il risultato è più complicato”.</p>
<p>Secondo Greco, occorrerebbe innanzitutto agire a valle. Ossia impedire che l’auto-riciclatore possa utilizzare il denaro ricavato grazie al reato alla base, che è spesso e volentieri l’evasione fiscale. “<em><strong>In Italia manca un programma di ricerca dei latitanti fiscali. Lo si vede anche dalla bassissima percentuale del recuperato rispetto alla pretesa fiscale accertata. Oggi il procedimento è lungo e finisce con una lunga lista redatta semplicemente per ordine alfabetico. Serve un cambiamento di strategia</strong></em>”.</p>
<p>L’unico problema che il Pm rintraccia a riguardo è la necessità di modificare lo <a href="https://www.cosapubblica.it/statuto/">Statuto</a> del Contribuente. Ebbene, le modifiche funzionali a una programmazione più efficace della ricerca dei latitanti fiscali potrebbe violare l’articolo 1.</p>
<p><em>Giuseppe Briganti</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Evasione fiscale, combatterla con il modello USA</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/evasione-fiscale-modello-usa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sconfiggere l’evasione fiscale è da sempre, in Italia, un’impresa impossibile. Si tratta infatti di un problema endemico, ben strutturato, diffuso. Non si conosce la quantità di denaro sottratta al fisco ogni anno, ma tutte le stime convergono almeno sull’orde: si parla di parecchie centinaia di miliardi di euro. Quella che manca, in verità, è la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sconfiggere l’evasione fiscale</strong> è da sempre, in Italia, un’impresa impossibile. Si tratta infatti di un <strong>problema endemico, ben strutturato, diffuso</strong>. Non si conosce la quantità di denaro sottratta al fisco ogni anno, ma tutte le stime convergono almeno sull’orde: si parla di parecchie centinaia di miliardi di euro. Quella che manca, in verità, è la volontà di superare il problema. Anche perché la soluzione non è poi così lontana. Sarebbe sufficiente studiare i modelli virtuosi in giro per il mondo e adottarli. In Occidente, il modello da prendere in considerazione è certamente quello degli Stati Uniti. Culturalmente non molto diversi da noi, comunque un grande Paese. Gli evasori fiscali negli Usa rappresentano a malapena il 16% della popolazione. In Italia (in proporzione ovviamente) sono più del doppio. Non c’è dubbio: l’ordinamento a stelle-e-strisce funziona. Ecco quali sono i suoi punti di forza.</p>
<p><strong>Pressione fiscale</strong>. Affermare che l’evasione fiscale e la pressione fiscale abbiano un legame potrebbe sembrare populista e demagogico, eppure – almeno a giudicare da quanto accade nell’altra sponda dell’Atlantico – è proprio così. Negli Stati Uniti l’evasione è bassa, ma è bassa anche la pressione fiscale. Per la precisione, si attesta intorno al 25%. In Italia siamo oltre il 44%. Vorrà pur dire qualcosa. Il problema è che dove le tasse sono alte, quest’ultime non sono viste come un dovere nei confronti della collettività ma come una ruberia da parte dello Stato.</p>
<p><strong>Accessibilità.</strong> In Italia, pagare le tasse è difficile. La burocrazia mette i bastoni tra le ruote al contribuente. I calcoli sono difficili da eseguire, il sistema è ingolfato da una miriade di eccezioni e casi particolari. Senza contare l’approccio ancora poco orientato al digitale. In America è tutto diverso. In primo luogo, è possibile dichiarare i propri redditi online. Secondariamente, qualora si incontrassero difficoltà, lo Stato mette a disposizione una rete di commercialisti ad hoc, in via del tutto gratuito per giunta.</p>
<p><strong>Controlli.</strong> Anche negli Stati Uniti il cittadino può fare il furbo e vivere da evasore. “Furbo”, però, nel caso americano è un termine improprio. Anche perché di furbo, nell’evadere negli Usa, c’è molto poco. L’Internal Revenue Service, l’equivalente alla nostra Agenzia delle Entrate, non solo è efficiente nello  scoprire i disonesti, ma li intercetta quasi subito. E allora si è costretti a pagare, ma rinunciando a esenzioni e detrazioni che, di contro, spettano in abbondanza ai contribuenti onesti.</p>
<p><strong>Mentalità.</strong> Ovviamente, a incidere non è solamente un ordinamento più efficiente. La mentalità gioca un ruolo importante: gli americani vedono l’evasione come un cancro perché sono convinti che chi evade stia commettendo una ruberia ai danni della collettività, e quindi anche del singolo. Non si tratta però di una dote innata. Bensì, di una conquista. Lo Stato americano ha costruito il sentimento positivo attorno alla questione delle tasse. Prima di tutto, facendo apparire i frodatori e gli evasori come delinquenti, sbattendoli in carcere. In secondo luogo – e c’era da aspettarselo dagli inventori della pubblicità – attraverso le tante campagne di sensibilizzazioni che vengono realizzate da decenni. Un esempio: nelle stazioni metro delle città statunitensi, quando viene Aprile (momento della dichiarazione dei redditi), campeggiano manifesti enormi con su scritto: è arrivato il momento del rimborso. Si gioca sul lato positivo del pagare le tasse, e a quanto pare funziona.</p>
<p>Giuseppe Briganti  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>La burocrazia brucia 31 miliardi di euro: la soluzione esiste</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/burocrazia-brucia-31-miliardi-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia non è uno tra i paesi più accoglienti per fare imprese. L’ostacolo più grande che la volontà degli imprenditori deve affrontare è ovviamente la pressione fiscale. Troppo alta, a tal punto da rendere impossibile il contrasto alla crisi e al calo dei consumi. Subito dopo, in un’ipotetica classifica degli elementi negativi, viene la burocrazia. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’Italia non è uno tra i paesi più accoglienti per fare imprese</strong>. L’ostacolo più grande che la volontà degli imprenditori deve affrontare è ovviamente la <strong>pressione fiscale.</strong> Troppo alta, a tal punto da rendere impossibile il contrasto alla crisi e al calo dei consumi. Subito dopo, in un’ipotetica classifica degli elementi negativi, viene la <strong>burocrazia.</strong></p>
<p>Già, la <strong>burocrazia.</strong> Già il solo suono di questa parola richiama alla mente file interminabili, scartoffie di ogni tipo, <strong>permessi negati</strong> o <strong>concessi in colpevole ritardo</strong>. Sono proprio questi i due aggettivi a cui il senso comune – giustamente – associa la burocrazia: lentezza e pesantezza.</p>
<p>Queste due caratteristiche non causano solamente <strong>noie</strong> e <strong>perdite di tempo</strong>. Il danno è anche e soprattutto economico. Si parla, infatti, di <strong>31 miliardi</strong>. E’ questo il denaro perso, complessivamente, dalle imprese italiane a causa del difficile rapporto tra il contribuente e la burocrazia. E’ la fotografia scattata dal Ministero della Pubblica Amministrazione. La maggiore quantità di risorse si perde soprattutto per comunicare ai vari enti le proprie attività, qualora questo – come nella maggior parte dei casi succede – sia reso obbligatorio dalle norme vigenti.</p>
<p>Scomponendo il dato generale dei 31 miliardi, si scopre che<span style="text-decoration: underline;"> le aziende con un massimo di 249 dipendenti spendono 10 miliardi per l’area lavoro e previdenza, 2 miliardi per l’area privacy, 2 miliardi per le certificazioni legate alla tutela dell’ambiente, 1 miliardo e mezzo per la prevenzione incendi, 621 milioni per l’area paesaggio e beni culturali</span>.</p>
<p><strong>Il segreto sta nel tagliare gli oneri amministrativi</strong>. Ossia nel ridurre le azioni che l’imprenditore deve compiere quando si interfaccia con il fisco o con le altre istituzioni. Diodato Pirone, giornalista de Il Sole 24 Ore ed esperto delle materia, ritiene: “La riduzione degli oneri amministrativi costituisce una misura importante per stimolare l’economia europea, specialmente attraverso l’impatto sulle piccole e medie imprese”.</p>
<p><strong>L’Europa ce lo chiede dal 2007</strong>. Peccato che l’Italia, in questo caso, non si è rivelata così ubbidiente come nel caso delle richieste sui bilanci (e relative tasse). Nello specifico, è stato chiesto al Governo di ridurre gli oneri del 25% – in relazione al denaro che disperdono.</p>
<p><strong>La soluzione, forse, è portata di mano e a fornirla è addirittura il Governo Renzi</strong>. Se è vero che bisogna snellire il rapporto contribuente-fisco, allora è necessario seguire la via della semplificazione fiscale. E’ proprio quello che stanno facendo Renzi &amp; co. Ovviamente, si dovrà verificare che alle parole si susseguano i fatti, ma è già qualcosa. In ballo c’è infatti il cosiddetto Sblocca Italia. Uno dei provvedimenti, per esempio, riguarda l’eliminazione dei documenti doppione, che fanno perdere molte ore di lavoro. In generale, poi, si stabilisce una riduzione del 20% degli oneri per le imprese. Lodevole anche la possibilità di accesso ai referti ospedalieri direttamente in cloud, da casa. Altrettanto positiva si rivelerà la decisione di creare un modello unico per tutte le tipologie di ristrutturazione della casa. Nella stessa scia, la dichiarazione di successione e la conseguente voltura catastale. Infine, va segnalata anche la dichiarazione dei redditi pre-compilata e spedita direttamente al contribuente (che dovrà solo integrarla con i dati che non sono in possesso dell’Agenzia delle Entrate”.</p>
<p><em>Giuseppe Briganti</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Vip e Fisco, tutti i più noti casi di evasione</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/vip-fisco-casi-evasione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 17:07:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<title>Autoriciclaggio, la denuncia di Pietro Grasso</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/autoriciclaggio-denuncia-pietro-grasso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cammino di questo Governo è apparso ai più smaliziati accidentato fin dalla sua nascita. Le difficoltà coinvolgono soprattutto il fronte della giustizia. D’altronde è impossibile anche solo pensare di realizzare una riforma coerente se il partner di Governo è rappresentato da pezzi del centrodestra. Nella migliore delle ipotesi, sono diametralmente opposte le interpretazioni su [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il cammino di questo Governo è apparso ai più smaliziati accidentato fin dalla sua nascita.<strong> Le difficoltà coinvolgono soprattutto il fronte della giustizia</strong>. D’altronde è impossibile anche solo pensare di realizzare una riforma coerente se il partner di Governo è rappresentato da pezzi del centrodestra. Nella migliore delle ipotesi, sono diametralmente opposte le interpretazioni su come dovrebbe essere la giustizia in Italia.</p>
<p><strong>Il rischio è quello di partorire un pastrocchio legislativo</strong>. E’ proprio questo ciò che sta accadendo. In particolar modo sull’autoriciclaggio. Il testo che circola in questo momento contiene gravi distorsioni che, di fatto, rendono l’eventuale legge del tutto inefficace.</p>
<p><strong>I difetti sono frutto anche e soprattutto dallo squallido gioco al compromesso che risulta inevitabile quando a redigere una norma sono soggetti politici radicalmente diversi</strong>. Alcuni elementi appaiono però incomprensibili anche prendendo in considerazione questi ostacoli fisiologici.</p>
<p>Nel dettaglio, sono due particolari a rendere il testo inefficace e sostanzialmente inutile. Il primo riguarda la punibilità. <strong>E’ stata decisa una soglia al di sotto del quale l’autoriciclaggio non viene perseguito</strong>. Questa soglia si basa sul reato che sottintende alla produzione di denaro sporco. Se questo reato è punibile con una reclusione non superiore a cinque anni, “l’autoriciclatore” può dormire sogni tranquilli.</p>
<p>Questa “clausola” compromette l’efficace della norma. Anche perché esclude la maggioranza dei casi. Chi è in possesso di denaro sporco e vuole autoriciclarlo, spesso non l’ha prodotto con attività illecite come la droga o l’estersione, bensì attraverso reati di origine economica e fiscale.</p>
<p><strong>Il ministro dell’economia Padoan è consapevole di ciò, e infatti sta insistendo sull’eliminazione della soglia</strong>. La distorsione più grave riguarda però un altro particolare, questo veramente incomprensibile. Nel comma tre del testo attualmente in esame infatti si legge: “Il reato non è punito quando il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinate alla utilizzazione o al godimento personale”. C’è da rimanere allibiti: per quale motivo un individuo dovrebbe riciclare denaro se non per farsi gli affari propri? Credere alla favoletta del riciclaggio a scopo di beneficienza è da imbecilli.</p>
<p>Ad ogni modo, non si tratta di un testo definitivo. Preoccuparsi è lecito, ma le cose sono destinate a cambiare – in che modo, positivo o negativo, non è dato saperlo. Il braccio di ferro è piuttosto affollato, e comprende il ministro dell’Economia Carlo Padoan, il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, il ministro della Giustizia Andrea Orlando e le due maggioranze.</p>
<p>Sullo sfondo, la delusione del presidente del Senato <strong>Pietro Grasso</strong>. L’ex magistrato ha cercato fin dai primi giorni della legislatura di dare il suo prezioso contributo alla lotta contro il malaffare. Un anno e mezzo fa ha depositato una proposta di legge che comprendeva l’autoriciclaggio.<strong> Ebbene, attualmente riposa ignorata nei meandri del Palazzo. Il Governo non la sta prendendo in considerazione e, anzi, quando ha cercato di fare capolino è stata vittima si ritardi e stop vari.</strong></p>
<p>Insomma, l’esecutivo ha bloccato Pietro Grasso. Il presidente del Senato si è lamentato di ciò nel corso del suo intervento al Festival del Diritto di Piacenza. L’ex magistrato si è addirittura chiesto quali poteri forti abbiano avuto interesse a bloccare la sue proposte. Una domanda retorica, certo, ma che procede da una descrizione dei fatti la cui interpretazione non lascia adito a dubbi: “dal 15 marzo 2013 la mia proposta è ancora in commissione Giustizia in Senato. Ce n’è una alla Camera che affronta alcuni degli stessi temi. Il ministro ne ha promesse altre. Eppure non si va avanti”. Grasso si è poi scagliato contro coloro che attribuiscono al testo in commissione una contiguità a quello dello stesso Grasso: “Naturalmente la dizione usata è “Grasso e altri”, ma è ben lontana dal mio testo originale che colpiva sia i reati economici della mafia che quelli dei colletti bianchi, insomma qualsiasi reato che genera profitto. Solo così si può garantire l’integrità del sistema economico e finanziario e recuperare miliardi di euro alle casse dello Stato”.</p>
<p><em>Giuseppe Briganti</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Sblocca Italia favorisce la corruzione?</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/sblocca-italia-favorisce-corruzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lobby]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo Sblocca Italia, il decreto che secondo il Governo dovrebbe imprimere linfa vitale all’economia italiana e snellire la burocrazia, è in verità una polpetta avvelenata. Vittima di questo veleno, ovviamente, i cittadini. A dirlo non è qualche grillino esagitato o qualche vecchia cariatide. Non è nemmeno una giornalista “gufo”. Ad aver sollevato la questione è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <strong>Sblocca Italia</strong>, il decreto che secondo il Governo dovrebbe imprimere linfa vitale all’economia italiana e snellire la burocrazia, è in verità una <strong>polpetta avvelenata</strong>. Vittima di questo veleno, ovviamente, i cittadini. A dirlo non è qualche grillino esagitato o qualche vecchia cariatide. Non è nemmeno una giornalista “gufo”. Ad aver sollevato la questione è addirittura <strong>Bankitalia.</strong></p>
<p>Il massimo istituto finanziario dell’Italia ha lanciato un preciso allarme: <strong>lo Sblocca Italia, così come è stato pensato, rischia seriamente di rendere vulnerabili alcuni settori, aprendo di fatto le porte alla proliferazione dei fenomeni corruttivi</strong>. Il vice capo del servizio di Struttura Economica di Bankitalia, Fabrizio Balassone ha dichiarato in modo lapidario: “Lo Sblocca Italia comporta rischi di grande vulnerabilità per alcuni settori”.</p>
<p>Tutto ciò, ovviamente, pur condividendo gli obiettivi della legge, che consiste nella volontà di <strong>snellire i tempi di aggiudicazione degli appalti</strong>.</p>
<p>Il settore a rischio corruzione è quello delle infrastrutture. La norma incriminata consente alle aziende costruttrici di accedere alle deroghe dalla disciplina ordinaria. Il risultato è che alcuni soggetti di grane influenza godranno di concessioni a lungo termine o potenzialmente “eterne”. <strong>Per usufruire di questi vantaggi che, ricordiamolo, tirano in ballo finanziamenti per milioni di euro, è sufficiente promettere nuovi investimenti e progetti</strong>.</p>
<p>Un’altra conseguenza spiacevole è l’eliminazione del fattore concorrenziale – come ha fatto notare l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato. E si sa, <strong>quando le dinamiche della concorrenza vengono sporcate a farne le spese sono i cittadini, molto spesso con aumenti inaspettati dei prezzi</strong>.</p>
<p>Lo scenario in cui le distorsioni dello Sbocca Italia incideranno di più è quello delle autostrade. Il fenomeno della lievitazione dei tempi e dei costi è già diffuso. Un esempio è dato dall’autostrada <strong>Torino-Milano</strong>: 100 km che fino a questo momento sono costate allo Stato – e quindi a noi – 1,1 miliardi e 12 anni di lavoro. Una delle cause di questa lentezza bizantina va rintracciata proprio nella concessione prolungata a partire dall’anno 2000.</p>
<p>A tal proposito, Giovanni Petruzzella, ha riassunto così i punti critici della legge: “<em>Innanzitutto, la norma non appare di agevole comprensione. La possibilità di unificare titoli concessori, aventi scadenze differenziate, si potrebbe prestare ad accorpamenti idonei a eliminare del tutto e potenzialmente per periodi significativi un essenziale fattore concorrenziale del settore</em>”.</p>
<p>Bankitalia, infine, ha espresso preoccupazione per la questione dell’appeal economico. Con una riforma di questo tipo, l’ambiente competitivo italiano rischia di diventare ancora più ostile e meno meritocratico. Insomma, lo Sblocca Italia sembra rappresentare la strada più breve per privare l’Italia di quegli investimenti esteri che oggi sono così importanti.</p>
<p><em>Giuseppe Briganti</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Renzi contro Commissione UE: ecco perchè abbiamo già perso</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/renzi-commissione-ue-perche-perso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cosapubblica.it/renzi-commissione-ue-perche-perso/2997/</guid>

					<description><![CDATA[<p>In questi giorni sta facendo scalpore il braccio di ferro tra Renzi e Jyrki Katainen, commissario europeo definito da tutti come “falco dell’austerity”. Dalle dichiarazione dei due politici, si ha l’impressione che appartengano a due universi completamente opposti. Il premier italiano è flessibilista, il finlandese è rigorista. Il primo comunica niente affatto in politichese, il secondo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni sta facendo scalpore il braccio di ferro tra <strong>Renzi</strong> e <strong>Jyrki Katainen,</strong> commissario europeo definito da tutti come “<strong>falco dell’austerity”.</strong> Dalle dichiarazione dei due politici, si ha l’impressione che appartengano a due universi completamente opposti. Il premier italiano è flessibilista, il finlandese è rigorista. Il primo comunica niente affatto in politichese, il secondo parla come un freddo burocrate.</p>
<p>In verità, <strong>lo scontro si gioca soprattutto sui contenuti</strong>. Katainen accusa l’Italia (implicitamente) di non fare il suo dovere sul piano delle riforme e si è dimostrato scettico sulla possibilità che il nostro paese non sfori il tetto del deficit. Renzi ha risposto in modo sprezzante (su Twitter) che l’Italia ha fatto il suo e che l’Ue non deve dare lezioni, ma investimenti.</p>
<p>In verità, entrambi hanno torto. Katainen sbaglia a porre l’accento sulla disciplina di bilancio e a ignorare (nei fatti) che la vera priorità è la crescita e non il rispetto di una soglia, quella del 3% del rapporto deficit-Pil, tra le altre cose puramente convenzionale. Ma si sa, è questo il pallino dell’ex ministro finlandese e chiedergli di essere più flessibile sarebbe come dirgli di non respirare.</p>
<p>Renzi, dal canto suo, ha sbagliato un bel po’ di mosse. Strategicamente, posto che l’obiettivo (si spera) è far ripartire l’Italia con l’aiuto dell’Europa, si è rivelato totalmente inutile rivolgersi alla Merkel e non ad altri interlocutori. Perché Renzi ha fatto proprio questo: fin dall’inizio di questa nuova legislatura europea ha parlato con chi era inutile parlare e ha snobbato chi, seppur diverso da lui, condivideva i suoi stessi obiettivi. Il premier italiano ha incontrato Angela Merkel e si è accredito verso di lei, nella speranza che all’Italia potesse essere concessa una flessibilità maggiore, non solo per quanto riguarda il deficit ma soprattutto sul fronte del Fiscal Compact, che dall’anno prossimo chiederà lacrime e sangue a mezza Europa.</p>
<p><strong>Le speranze di Renzi sono state disilluse ma è solo colpa sua</strong>: la Germania, per quanto “cattiva” non pecca certo di ipocrisia. E’ falso dire che dica una cosa e ne faccia un’altra. La Merkel non la conosciamo certo oggi, né tantomeno la sua intransigenza. Dunque per quale motivo Renzi ha puntato sul cavallo sbagliato? Semplicemente, come spesso gli capita, si è fidato troppo delle sue capacità. Ha, in primo luogo, riposto troppo fiducia sulla capacità di imporsi in Italia e quindi di fare le riforme in tempo record, in modo da sbalordire gli interlocutori europei e ottenere le concessioni sperate. E invece si è ritrovato nel pantano parlamentare, e a settembre è ancora lì, a farsi “sgridare” dal professorino Katainen. Il quale, dal suo punto di vista, ha ragione: le riforme non si annunciano e non si scrivono, si attuano.</p>
<p>Secondariamente, ha <strong>sovrastimato l’importanza del suo consenso</strong>. Probabilmente ha pensato che il 40% di maggio potesse spingere gli altri leader europei, persino gli austeri tedeschi e scandinavi, a pensare a lui come un interlocutore troppo importare da essere ignorato. La dote che Renzi ha portato in Europa (una dote di voti) non gli ha però garantito nessun privilegio rispetto a chi lo ha preceduto.</p>
<p>Cosa avrebbe dovuto fare Renzi? Semplicemente, avrebbe dovuto rivolgersi con la galassia di partiti che gravitano attorno a una convinzione: l’Europa deve darci un taglio con l’austerity. Con i suoi voti, il suo consenso e l’importanza di cui – nonostante tutto – gode l’Italia, avrebbe potuto guidare un fronte molto nutrito e agguerrito.</p>
<p>Il premier nostrano ha deciso di ignorare quelle voci per un motivo politico. Molte di quelle forze sono antagoniste, quindi critiche verso il sistema, e il Pd vuole distanziarsi da una simile verve radicale. Senza considerare il fatto che, in patria, imperversa la lotta contro il Movimento 5 Stelle. Ma se in Italia il Pd può allearsi con chi è – ufficialmente – diverso da lui, perché in Europa non può farlo?</p>
<p>– Giuseppe Briganti  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Corruzione e usura</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/corruzione-e-usura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2013 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti i gravissimi mali di cui sta soffrendo il Paese hanno origine e sono incredibilmente amplificati dalla corruzione. L’usura è il fenomeno criminale che strozza lavoratori e imprenditori in crescente difficolta nella disponibilità di danaro contante. Le banche non finanziano, e quando lo fanno non avviene per meriti creditori, ma per squallidi percorsi occulti di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti i gravissimi mali di cui sta soffrendo il Paese hanno origine e sono incredibilmente amplificati dalla corruzione.</p>
<p>L’usura è il fenomeno criminale che strozza lavoratori e imprenditori in crescente difficolta nella disponibilità di danaro contante.</p>
<p>Le banche non finanziano, e quando lo fanno non avviene per meriti creditori, ma per squallidi percorsi occulti di potere corrotto.</p>
<p>La crisi di sistema che sta intrappolando l’economia del mondo occidentale, il sistema monetario europeo squilibrato fra Paesi dell’Unione a scartamento differenziato, in Italia sono enormemente aggravati da una corruzione che da anni sfugge a qualsiasi controllo e costa agli Italiani centinaia di miliardi di euro all’anno.</p>
<p>Ne soffre anche un sistema fiscale di livello esorbitante, che non risulta assolutamente leggibile a causa di una miriade di leggi tributarie, spesso fuori logica e incomprensibili ai comuni mortali. Cadere nelle spire mortali degli agenti del fisco vuol dire andare incontro ad un calvario allucinante da cui è difficilissimo e costosissimo difendersi per le imprese in grave difficoltà a causa dell’economia ormai a domanda interna gravemente inadeguata e senza ossigeno finanziario conseguente a un sistema bancario impegnato verso obiettivi diversi dal finanziamento alle imprese.</p>
<p>I veri grandi evasori, ben attrezzati nei rapporti con i poteri occulti che tutto possono nelle stanze dei bottoni, riescono a scartare qualsiasi controllo e sanzione.</p>
<p>05/12/2013  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Chissà che Italia sarebbe senza Corruzione</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/chissa-che-italia-sarebbe-senza-corruzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2013 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[crimini economici]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>articolo da Webeconomia.it Viene da domandarsi perché i paesi che uscirono sconfitti dal secondo conflitto mondiale, oltre che pressoché distrutti ma anche imperiosamente debitati, risultano oggi all’interno della economia globale tra quelli più importanti. Non può essere solo una prerogativa della abnegazione giapponese o dell’ordine tedesco la ragione per la quale Germania e Giappone sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>articolo da <a href="http://www.webeconomia.it/" rel="nofollow" target="_blank" class="external external_icon">Webeconomia.it</a></p>
<p>Viene da domandarsi perché i paesi che uscirono sconfitti dal secondo conflitto mondiale, oltre che pressoché distrutti ma anche imperiosamente debitati, risultano oggi all’interno della economia globale tra quelli più importanti. Non può essere solo una prerogativa della abnegazione giapponese o dell’ordine tedesco la ragione per la quale Germania e Giappone sono tra le nazioni portanti della economia globale e se esploreremo a grandi linee, potremmo anche dedurne che non è solo la loro severa impostazione a determinare il loro sviluppo ma anche una corruzione fortemente limitata.</p>
<p>L’Italia alla fine del conflitto era sostanzialmente distrutta  e disorientata. Il piano Marshall permise al nostro paese di ricevere sostanziosi aiuti che si tramutarono in opportunità di ricostruzione e di sviluppo che fece il suo boom quasi quindici anni dopo della fine della guerra. Fu allora che ebbe modo di crescere un PIL a due cifre davvero significativo e non solo per lo sviluppo edilizio che creava occupazione, ma anche e soprattutto al fiorire di piccolissime e medie aziende artigianali che, insieme ai colossi industriali del nord, formarono anno dopo anno, la colonna vertebrale della nostra economia. A quel tempo l’Italia era un paese sostenuto con fiducia da tutte le altre nazioni che consideravano sicuro, qualsiasi forma di investimento. Un popolo serio e dedito al lavoro, con la testa sulle spalle che pensava al risparmio ed al mattone.</p>
<p><a href="http://www.politicicorrotti.it/sarebbe-italia-non-corruzione/" rel="nofollow" target="_blank" class="external external_icon">Leggi tutto su Politicicorrotti.it</a>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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