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	<title>Notizie - Cosa Pubblica. Libra</title>
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		<title>Mafie, Corruzione e Funerale</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/mafie-corruzione-funerale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È lo spirito di corruzione che alimenta lo spirito di mafia. Un senso collettivo assente o indebolito dall’interesse particolare fa mancare la tutela del bene comune. Cittadini tutti zitti di fronte al sistema di corruzione che si girano dall’altra parte, badando al proprio tornaconto. E si fanno complici di politici corrotti quando isolano chi è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È lo spirito di corruzione che alimenta lo spirito di mafia</strong>. Un senso collettivo assente o indebolito dall’interesse particolare fa mancare la tutela del bene comune.</p>
<p>Cittadini <strong>tutti zitti</strong> di fronte al sistema di corruzione che si girano dall’altra parte, badando al proprio tornaconto. E si fanno <strong>complici di politici corrotti</strong> quando isolano chi è dotato di sufficiente senso civico per denunciare il malgoverno, costretto a pagare in solitudine la sua <strong>normalità stonata</strong>. E il suo ricorso alla costituzionale giustizia collettiva viene considerato segno infamante.</p>
<p>Come nelle peggiori condizioni di arretratezza e degrado sociale. <strong>Dalla corruzione si ritorna allo spirito di mafia, alimentato dai profittatori e dai codardi da sempre votati al quieto vivere.</strong> Che inorridiscono per un funerale folcloristico.</p>
<p><em>– CosaPubblica</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Mafia e Corruzione: Due Facce della Stessa Medaglia</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/mafia-corruzione-due-facce-stessa-medaglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 13 Maggio ore 9:30 in Diretta Streaming! Direttamente dalla scuola Mosè Bianchi. CosaPubblica sostiene da tempo che senza il potere corrotto di politici, pubblici ufficiali e amministratori pubblici, le organizzazioni criminali sarebbero già state sgominate. Ci troviamo invece davanti al preoccupante scenario che vede la mafia come la prima “azienda” del Paese con un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Mercoledì 13 Maggio ore 9:30 in Diretta Streaming!</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Direttamente dalla scuola Mosè Bianchi.</strong></p>
<p><strong>CosaPubblica</strong> sostiene da tempo che senza il potere corrotto di politici, pubblici ufficiali e amministratori pubblici, le organizzazioni criminali sarebbero già state sgominate. Ci troviamo invece davanti al preoccupante scenario che vede la <strong>mafia</strong> come la prima “azienda” del Paese con un <strong>“fatturato” annuo di oltre 250 miliardi</strong>.</p>
<p>Risorse sottratte ai cittadini per mantenere in vita un sistema criminale che affonda i tentacoli dentro le istituzioni a tutti i livelli.</p>
<p>L’incontro avrà <strong>inizio alle ore 9.30</strong> e terminerà alle ore 13.00 e sarà trasmesso in streaming anche in altri istituti di Monza e per chiunque voglia collegarsi dal proprio PC con il seguente link: <a href="http://bit.ly/Diretta-Contro-Corruzione" rel="nofollow" target="_blank" class="external external_icon"><strong>http://bit.ly/Diretta-Contro-Corruzione</strong></a></p>
<p><strong>Interverranno:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Piero Di Caterina</strong> Presidente di CosaPubblica</li>
<li><strong>Mar.llo S.Masi</strong> testimone al processo sulla trattativa</li>
<li><strong>S.Borsellino</strong> leader del movimento delle agende rosse</li>
<li><strong>Vincenzo Calcara</strong> collaboratore di giustizia</li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><strong>Clicca qui per <a href="https://www.cosapubblica.it/wp-content/uploads/2015/05/evento-cosa-pubblica-opt.pdf" target="_blank">scaricare il PDF</a> dell’Evento e Non Scordarti di Condividerlo!</strong></p>
<p>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<item>
		<title>Saverio Masi: nel Sistema dei Corrotti Non c’è Spazio per Uomini Retti</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/saverio-masi-sistema-corrotti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vicenda del Maresciallo Saverio Masi, oggi capo scorta del Pm Nino Di Matteo, è simbolica di come un Paese, ridotto all’osso dalla corruzione, finisca per mettere alla sbarra chi compie il proprio dovere dentro le istituzioni. Questa è la storia di un uomo dell’arma approdato a Palermo dopo una brillante azione repressiva contro la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda del <strong>Maresciallo Saverio Masi</strong>, oggi capo scorta del Pm <strong>Nino Di Matteo</strong>, è simbolica di come un Paese, ridotto all’osso dalla corruzione, finisca per mettere alla sbarra chi compie il proprio dovere dentro le istituzioni. Questa è la storia di un uomo dell’arma approdato a Palermo dopo una brillante azione repressiva contro la camorra, con la volontà di collaborare alle indagini per la cattura del boss, allora più ricercato: <strong>Bernardo Provenzano</strong>.</p>
<p class="p2"><span class="s1">La sua capacità e il suo intuito investigativo lo portano nel giro di pochi mesi sulle tracce dell’allora capo di cosa nostra. Tutto procede e l’arresto sembra imminente, ma scatta un ordine dei suoi superiori e il Maresciallo è costretto a desistere dalla cattura. Tutto risulta incomprensibile, mesi di ricerche vanificate da un ordine che non trova spiegazione alcuna e davanti all’ostinazione del Maresciallo, i superiori iniziano a giocare a carte scoperte: «<em>Noi non abbiamo intenzione di prendere Provenzano! Non hai capito niente allora? Ti devi fermare!</em>».</span></p>
<p><span class="s1">Queste le parole che tolgono ogni dubbio sulla reale intenzione dell’arma e ancora : «<em>Hai finito di fare il finto coglione? Dicci cosa vuoi che te lo diamo. Ti serve il posto di lavoro per tua sorella?</em>» Il tutto messo a verbale nero su bianco – Saverio Masi oggi è testimone nel processo sulla trattativa.</span></p>
<p><span class="s1">Ci sono purtroppo altri avvenimenti che si aggiungono ai fatti sopra citati. Nel 2004, a Bagheria, il Maresciallo Masi sfiora uno scontro in macchina con <strong>Messina Denaro</strong>. Lo riconosce. Il boss sta per entrare in una villa dove c’è una donna ad aspettarlo.. Annota tutto in una relazione e chiede ai superiori i mezzi per procedere nelle indagini. La risposta è, anche in questo caso, sconvolgente. Gli i chiedono di omettere nella relazione presentata, l’identità del proprietario della villa e l’identità della donna li presente.. </span></p>
<p><span class="s1">Le denunce di tali fatti, approdate alla procura di Palermo, sono gravissime e si aggiungono alle denunce e alle testimonianze di altri persone fra collaboratori di giustizia e uomini dell’arma. Il tutto delinea uno scenario raccapricciante. Mentre tutta Italia confidava nella ricerca della verità sulle stragi che hanno insanguinato la Sicilia e l’Italia negli anni 90, un corpo delle istituzioni remava contro la cattura di boss che quelle stragi avevano progettato.</span></p>
<p><span class="s1">Al dramma nazionale di questo scenario, si aggiunge il dramma personale di un uomo che oggi rischia di essere radiato dall’arma per aver chiesto l’annullamento di una multa di 106 euro presa con un’auto privata usata durante un’indagine. Il superiore che l’ha denunciato ha dichiarato che quel giorno Masi non era in servizio. Per Masi è scattata la condanna, anche in appello, ma durante il processo i giudici hanno confermato che lui era in servizio. Questo può essere plausibile ? E allora perché è stato condannato ? La chiave di lettura che si può dedurre, è che questo processo farsa, serve solo a intimidire il Maresciallo, a fargli sentire il peso delle testimonianze che si appresta a portare al processo sulla trattativa in corso a Palermo. </span></p>
<p><span class="s1"><strong>Ricordiamo che nei fatti riguardanti Cosa Nostra e lo Stato</strong>, ci sono parecchi lati oscuri, i più eclatanti oltre al mancato arresto di Bernardo Provenzano: il covo di Riina fu lasciato incustodito dopo la sua cattura, il papello scritto da Riina, ritrovato nella cassaforte di Massimo Ciancimino non conobbe luce per motivi che attendiamo di conoscere. Ma ricordiamo soprattutto, che anche se non ci sono fatti penalmente rilevanti intorno a queste “mancanze di zelo” (?) sembra incomprensibile che suddetti fatti, non abbiano impedito promozioni e poltrone eccellenti e danarose a chi si è dimostrato cosi “poco attento”. Il merito è considerato in senso contrario in questo Paese?</span></p>
<p><span class="s1"><strong>CosaPubblica</strong> manifesta il proprio sostegno al Maresciallo Masi, soprattutto in vista della sentenza in Cassazione che sarà emessa il 24 aprile. Confidiamo in giudici assennati e servitori sinceri della Costituzione. Confidiamo nel riesame degli atti; i giudici che hanno emesso la condanna, hanno persino impedito la presentazione di verbali a testimonianza della buona fede di Masi e questo non può che risultare inaccettabile. A maggior ragione dopo aver appurato che quella multa è stata presa durante un’azione di servizio. A maggior ragione considerando che il Maresciallo Masi ha dimostrato di aver più volte messo soldi di tasca propria, spese che competevano all’arma, è al solo fine di velocizzare il suo lavoro senza attendere i tempi, sempre più assurdi, delle istituzioni.</span></p>
<p><span class="s1">Il Pm Nino Di Matteo ha sempre mantenuto alta la fiducia nel suo capo scorta, manifestandola pubblicamente. CosaPubblica si unisce al Pm e a tutti i pezzi della società civile che in tutta Italia si apprestano a fare sit in di solidarietà al Maresciallo, il 17 aprile. Questo e purtroppo molti altri fatti, ci inducono a pensare che in questo nostro sciagurato Paese, l’onestà è una malattia e la corruzione morale, l’unico mezzo per campare tranquilli.</span>Pagina</p>
<p>Francesca Scoleri</p>
<p> </p>
<p>Facebook: Saverio Masi  https://goo.gl/Voydjw  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Caso Lupi, la Colpa Non è dei Giornalisti…</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/caso-lupi-colpa-non-giornalisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Polemiche sul caso dell’ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi pizzicato al telefono con il super dirigente Ercole Incalza a raccomandare il figlio Luca per “consulenze e suggerimenti”, ma anche ad accettare regali per lui e per la moglie. Dopo le dimissioni dell’esponente di Ncd i suoi compagni di partito, Angelino Alfano in testa, e non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Polemiche sul caso dell’ex ministro delle Infrastrutture<strong> Maurizio Lupi</strong> pizzicato al telefono con il super dirigente <strong>Ercole Incalza</strong> a raccomandare il figlio Luca per “<em>consulenze e suggerimenti</em>”, ma anche ad accettare regali per lui e per la moglie. Dopo le dimissioni dell’esponente di Ncd i suoi compagni di partito, Angelino Alfano in testa, e non solo si scatenano sul caso dei parlamentari indagati (Lupi non lo è, per quanto si sappia oggi, ndr), appartanenti anche al Pd, che non si sono dimessi. Alfano parla di “<em>due pesi e due misure</em>”, Renzi plaude alla scelta umana e morale di Lupi e poi sta zitto sul resto, Forza Italia attacca. Fin qui tutto normale nell’agone della politica. Il fatto è che Alfano deborda e della vicenda dà la colpa ai grandi giornali e alle tv «che non parlano delle cose che accadono ad alcuni e che tendono ad oscurare noi se facciamo bene.</p>
<p>Il vero problema – continua – è l’informazione italiana. Se un problema riguarda il Pd la chiudono in 24 ore. Si ricordano di essere liberi solo quando attaccano noi. Chiediamo alla commissione Giustizia della Camera di fare rapidamente la vera separazione delle carriere che non è tra il pm ed i giudici ma tra i pm e i giornalisti. Forse si può ottenere non con una loro limitazione nelle indagini, ma con una limitazione della pubblicazione nel rispetto di un articolo della Costituzione che dice che le conversazioni riservate sono protette come tali». Insomma Alfano si riferisce alle intercettazioni che non sono oggetto di reato ma che, come in questo caso e in moltissimi altri, sono a dir poco “imbarazzanti” per un rappresentante delle Istituzioni.</p>
<p>Ebbene essendo giornalista professionista ed occupandomi di cronaca giudiziaria per anni, mi sento di dissentire da questa interpretazione della vicenda di Alfano. Noi cronisti non abbiamo mai stretto alcun patto di carriera con pm e con forze dell’ordine. Noi collaboriamo con loro, così come collaboriamo con i politici e con gli avvocati. Se un’intercettazione telefonica politicamente imbarazzante e pubblica è incontrovertibilmente una notizia noi non possiamo essere imbavagliati e la pubblichiamo. In passato mi è capitato di pubblicare questo tipo di intercettazioni persino su un giornale di centrodestra e che riguardavano personaggi politici della stessa parte.</p>
<p>Non mi sono mai sentita, da cronista, imbavagliata e credo che la nostra categoria debba difendere con tutte le sue forze questa libertà. Chiediamo dunque a tutto il parlamento di tutelare la libertà dei cittadini ad essere informati e quindi rispediamo al mittente la richiesta di Alfano e del suo partito. Ci hanno provato in tanti in questi anni a farlo, siamo davvero stanchi. Fortunatamente una persona di enorme valore morale e professionale, al di sopra oggi delle parti (né pm né giornalista) chiosa l’argomento così: «I <strong>giornalisti hanno fatto il loro mestiere</strong>. Si trattava di <strong>intercettazioni pubbliche</strong>, era venuta meno la segretezza. I giornalisti hanno fatto fino in fondo il loro mestiere». A parlare è Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione che, di certo, di questo tipo di questioni se ne intende.</p>
<p>Insomma, se c’è un certo sistema di fare politica con le solite consulenze ad amici, parenti e conoscenti, se c’è la mancanza di parità di accesso alle opportunità di tutti, se c’è corruzione in questo Paese a livello politico non è colpa dei giornalisti! Basta inganni lessicali, basta a gettare fumo negli occhi della gente che ancora non comprende che la corruzione ci ha distrutti.</p>
<p><em>Laura Marinaro</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’impegno alla Legalità nel nostro Presente</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/impegno-legalita-nostro-presente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì 27 marzo 2015, Istituto Amaldi-Sraffa, Orbassano, Auditorium, ore 9:15 Incontro con il magistrato Anna Maria Fiorillo e Saverio Masi caposcorta del p.m. Nino Di Matteo. A tutti gli studenti delle classi V si offrirà l’occasione di conoscere e dialogare con due protagonisti non comuni del nostro presente che testimoniano, in contesti diversi, la difficoltà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Venerdì 27 marzo 2015, Istituto Amaldi-Sraffa, Orbassano, Auditorium, ore 9:15</strong></p>
<p>Incontro con il magistrato <strong>Anna Maria Fiorillo </strong>e <strong>Saverio Masi</strong> caposcorta del p.m. <strong>Nino Di Matteo</strong>.</p>
<p>A tutti gli studenti delle <strong>classi V</strong> si offrirà l’occasione di conoscere e dialogare con due protagonisti non comuni del nostro presente che testimoniano, in contesti diversi, la difficoltà di operare secondo un’onesta etica conforme ai principi di giustizia a cui hanno giurato. Ciò avviene per il <strong>magistrato Anna Maria Fiorillo</strong> nel suo dovere di difendere il diritto dei minori e per il M<strong>aresciallo Saverio Masi</strong> nell’ambito della lotta contro la criminalità organizzata.</p>
<h2>Programma</h2>
<p>9.15 Accoglienza e presentazione degli ospiti, 9.30 Proiezione filmati, 10.00 Intervento di <strong>Saverio Masi</strong>, caposcorta del magistrato Nino Di Matteo (il magistrato più a rischio d’Italia, titolare dell’indagine sulla Trattativa Stato-mafia), Di seguito Anna Maria Fiorillo, magistrato, sostituto procuratore presso il Tribunale dei minori di Milano <strong>e Scoleri Francesca cofondatrice di CosaPubblica che parlerà di corruzione dentro la pubblica amministrazione e di come i cittadini, col proprio impegno,  possano scalfire il sistema costruito dai corrotti per sottrarre più denaro pubblico possibile.</strong></p>
<p>A seguire, dibattito con gli studenti. Si precisa che la Dott.ssa Fiorillo risponderà a qualunque tipo di domanda. Non è possibile rivolgere al M.llo Saverio Masi domande sulle vicende giudiziarie che lo riguardano. 12.00 Breve filmato di chiusura.</p>
<p>N.B. Per ragioni di opportunità e di sicurezza non sarà effettuato il primo intervallo (h.10.05 – 10.20).</p>
<p><strong>Anna Maria Fiorillo</strong></p>
<p>Magistrato, sostituto procuratore presso il Tribunale dei minori di Milano. Nella notte tra il 27-28 maggio 2010 era di turno quando la minorenne Karima el Mahroug, chiamata Ruby, viene portata alla Questura di Milano per essere identificata per un sospetto di furto.</p>
<p>Dopo una telefonata dell’allora Presidente del consiglio Silvio Berlusconi che la dichiara “nipote o parente del presidente egiziano Mubarak”, è affidata al consigliere regionale del PDL Nicole Minetti, venuta a prelevarla. Nel no-vembre 2010 il ministro dell’Interno Roberto Maroni riferisce in Senato che “furono rispettate tutte le procedure” e che la ragazza era stata rilasciata come disposto dal Magistrato. Ma la Dott.ssa Fiorillo smentisce pubblicamente il ministro (che la querela) dichiarando di non aver mai dato una disposizione simile. Per le sue dichiarazioni alla stampa, è stata sottoposta a procedimento disciplinare e condannata nel maggio 2013 dal CSM perché “<em>colpevole di aver violato(…) il divieto per i sostituti procuratori della Repubblica di rilasciare dichiarazioni o fornire notizie agli organi di informazione circa l’attività giudiziaria dell’Ufficio</em>”.</p>
<p>La Dott.ssa Fiorillo si è difesa sostenendo che le dichiarazioni rilasciate alla stampa avevano l’unico obiettivo di “<em>ristabilire la verità</em>” per non prestarsi a una ricostruzione falsa degli avvenimenti. Si è rivolta perciò alla Cassazione, che nel luglio 2014 ha annullato la condanna, sentenziando che il pm “<em>aveva diritto di difendere il suo onore e quello della magistratura, perché non c’era altra strada per ristabilire la verità</em>”. Con questa sentenza, la Dott.ssa Fiorillo ha creato un precedente giudiziario.</p>
<p> </p>
<p>Saverio Masi (Si consiglia la visione del videoclip “<em>Il coraggio della verità. Saverio Masi</em>” di L. Caputo e J. Nicolaci su <a href="http://www.youtube.com/" rel="nofollow" target="_blank" class="external external_icon">www.youtube.com</a>).</p>
<p>Maresciallo dei Carabinieri del reparto investigativo per la ricerca dei latitanti, nel 2010 ha testimoniato nel processo a carico del generale dei Ros, Mario Mori, di essere stato ostacolato nel 2001 nella cattura del capo mafioso Bernardo Provenzano. Nel 2013 ha presentato denuncia ai suoi superiori riferendo cge  nel corso degli anni gli avrebbero impedito di catturare anche Matteo Messina Denaro, l’attuale capo di Cosa nostra e latitante dal 1993.</p>
<p>Nello stesso 2013 il maresciallo è stato condannato, con pena sospesa, a 6 mesi di reclusione dalla Corte di Appello di Palermo per non aver pagato una multa di 106 euro presa mentre era in giro per servizio con una auto privata con targa non nota ai mafiosi. E’ stato ritenuto colpevole di falso nella sua nota giustificativa, seppur appurato che fosse in servizio. Rimosso senza alcuna spiegazione dal reparto investigativo, svolge il ruolo di capo-scorta di Nino Di Matteo, il magistrato più a rischio d’Italia.</p>
<p>Titolare dell’inchiesta Trattativa Stato – Mafia sui diversi livelli di responsabilità e complicità che furono all’origine della strage in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino (strage di via D’amelio, 19 luglio 1992) N. Di Matteo è destinatario di un ordine di morte da parte del boss <strong>Totò Riina</strong>.</p>
<p>Un carico di esplosivo sarebbe già pronto a Palermo. E’ recente la denuncia di alcuni ragazzini che avevano notato la presenza di alcuni cecchini nella prossimità di un circolo da tennis dove è solito recarsi il magistrato. Su ciò sta indagando la Procura di Caltanissetta.  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>De Luca torna sindaco a Salerno, ovvero il De Profundis della Legge Severino</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/de-luca-sindaco-salerno-de-profundis-legge-severino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il TAR Campania ha accolto il mio ricorso: continuerò ad essere Sindaco di Salerno. Il presidente del TAR Campania, Salerno I Sezione, con decreto firmato in data odierna ha ufficialmente accolto la richiesta di sospensione cautelare, reintegrandomi nella funzione di Sindaco. In particolare, il provvedimento ha accolto l’istanza di sospensione con provvedimento urgente avanzata nel ricorso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Il TAR Campania ha accolto il mio ricorso: continuerò ad essere Sindaco di Salerno. Il presidente del TAR Campania, Salerno I Sezione, con decreto firmato in data odierna ha ufficialmente accolto la richiesta di sospensione cautelare, reintegrandomi nella funzione di Sindaco. In particolare, il provvedimento ha accolto l’istanza di sospensione con provvedimento urgente avanzata nel ricorso proposto dall’avvocato Antonio Brancaccio</em>“.</p>
<p>Questo il post su Facebook con il quale <strong>Vincenzo De Luca</strong> ex sindaco di Salerno condannato a due anni di reclusione per abuso d’ufficio, ha comunicato la notizia del suo reintegro lo scorso 25 gennaio. Una notizia che non ha colto di sorpresa noi di <strong>Cosapubblica</strong>, soprattutto dopo il ritorno sullo scranno del sindaco di Napoli <strong>Giuseppe De Magistris</strong> che è stato un precedente fondamentale per dare adito alla decisione dei giudici amministrativi. De Luca condannato a due anni di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici in base alla Legge Severino, aveva presentato ricorso sulla costituzionalità della stessa legge e ha avuto ragione.</p>
<p>La vicenda per cui De Luca era stato condannato per abuso d’ufficio nasceva nel 2008, quando, da commissario delegato per la realizzazione di un impianto di trattamento finale dei rifiuti (decreto dell’allora premier Romano Prodi firmato il 16 gennaio di quell’anno), nominò project manager del progetto per il termovalorizzatore un componente del suo staff. La nomina era irregolare per mancanza di requisiti, con una richiesta di rinvio a giudizio per il sindaco e altre due persone ad aprile 2011.</p>
<p>Una vicenda che, oggi, non importa ricordare per quello che era (il 19 febbraio i giudici entreranno di nuovo nel merito, ndr) ma che a questo punto conta per decretare il fallimento di una legge che, per molti motivi, non ha raggiunto il suo obiettivo: <strong>fare la lotta alla corruzione</strong>. Innanzitutto nel caso di De Luca la sospensione dall’incarico di sindaco è stata immediata, come dice la Legge, ma ancora più immediata e veloce è stata la decisione del Tar. Urgenza, così l’hanno giustificata. Non possiamo criticare né l’avvocato di De Luca, né i giudici amministrativi, sepur veloci. Loro hanno usato uno strumento che altri – ovvero i parlamentari – hanno studiato e formulato e votato.</p>
<p>In questa riflessione è il senso della nullità di qualsiasi tentativo di lotta alla corruzione: se le leggi sono pro corruzione (e la Severino lo è per vari motivi non solo nel caso della incandidabilità e decadenza dagli incarichi da parte dei condannati), allora anche i magistrati che vorrebbero arginare il fenomeno non ce la fanno. Di certo questa Legge segna un De Profundis ancora oggi.</p>
<p><em>Laura Marinaro</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>“Antimafia a scuola” Cosa Pubblica e Movimento Agende Rosse sensibilizzano gli studenti</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>La lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità</em>”.</p>
<p>Con questa dichiarazione, rilasciata poco prima della sua morte, <strong>Paolo Borsellino</strong> ha lasciato ai posteri un importante messaggio: la<strong> lotta alla mafia</strong> non può prescindere dal contributo dei giovani. Solo le nuove generazioni, forti di un approccio alla vita ancora non sporcato dal ricorso al compromesso e dall’ambiguità morale, possono privare le organizzazioni criminali dell’elemento sulla quale si basa il loro potere: il consenso.</p>
<p>E’ una cosa che ancora oggi spesso si tende a dimenticare. A qualcuno, però, preme di ricordarlo. Sono, tra gli altri, i partecipanti al convegno “<strong>Antimafia a scuola</strong>“, organizzato da <strong>CosaPubblica</strong> e <strong>Movimento delle Agende Rosse</strong>  allo scopo di coinvolgere i giovani e renderli consapevoli di quanto sia necessaria vincere la battaglia contro la mafia.</p>
<p>I relatori saranno:</p>
<p><strong>Piero Di Caterina</strong> e <strong>Francesca Scoleri</strong>, rispettivamente presidente e responsabile comunicazione di</p>
<p>Cosa Pubblica – associazione contro la corruzione.</p>
<p><strong>Salvatore Borsellino</strong> (in collegamento  Skype) fondatore del Movimento delle Agende Rosse.</p>
<p><strong>Pietro Palmisano</strong> e <strong>Giuseppe Cassata</strong> del Gruppo Peppino Impastato Milano (aderente al movimento delle Agende rosse)</p>
<p><strong>Vincenzo  Calcara</strong> – pentito di mafia e collaboratore di giustizia.</p>
<p><strong>Il convegno si terrà all’IIS Mosè Bianchi venerdì 30 gennaio dalle ore 9.30 alle ore 13.15.</strong>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>La mancanza di controlli porta a condannare persino i giudici infedeli, ma con calma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sentenza definitiva per l’ex togato del fallimentare di Firenze Sebastiano Puliga 15 anni dopo i fatti. Nella mole di notizie su truffe, corruzione, raggiri di ogni genere a bassi ed alti livelli che ogni giorno popolano il web e i quotidiani nazionali, ce n’è una che spicca per la sua particolare odiosità. La condanna in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Sentenza definitiva per l’ex togato del fallimentare di Firenze Sebastiano Puliga 15 anni dopo i fatti.</em></strong></p>
<p>Nella mole di notizie su truffe, <strong>corruzione</strong>, raggiri di ogni genere a bassi ed alti livelli che ogni giorno popolano il web e i quotidiani nazionali, ce n’è una che spicca per la sua particolare odiosità. La condanna in via definitiva da parte della Corte di Cassazione dell’ex giudice fallimentare del Tribunale di Firenze, <strong>Sebastiano Puliga</strong>, a sei anni e due mesi di reclusione per <strong>bancarotta fraudolenta aggravata</strong>, corruzione in atti giudiziari e falso. Sono prescritti altri reati tra i quali peculato, abuso d’ufficio, interesse privato in atti d’ufficio legati a vari episodi. Reati pesantissimi per i quali il pm aveva chiesto 7 anni e mezzo e nel primo grado di giudizio avevano portato alla condanna per 15 anni. Poi, si sa, la Giustizia è lenta e gli anni passano e così alcuni reati decadono per prescrizione e le sentenze vengono riformate, edulcorate. Insieme a lui sono stati condannati il professor e commercialista Antonio Bandettini a 4 anni e 9 mesi e il suo collega Alessandro Lozzi 3 anni. 6 anni di carcere invece per l’imprenditore Massimo Poli e 4  per le imprenditrici Grazia Bartolotti e Anna Ortolani. Tra i 19 imputati c’è anche la moglie del giudice Puliga, Lucia Figini, commercialista alla quale lo stesso magistrato affidava tutte le perizie e le curatele che gli passavano sottomano e per la quale i reati sono tutti prescritti.</p>
<p><strong>Una notizia buona come quella della condanna all’ex giudice infedele, comunque, viene annullata dalle brutte notizie: la prescrizione prima di tutto e il fatto che la sentenza definitiva avviene 13 anni dopo i fatti contestati.</strong> L’inchiesta infatti scoppiò nel 2002 quando, esaminando i procedimenti del fallimentare fiorentino emerse un vero e proprio «comitato d’affari» che ruotava proprio intorno alla sezione fallimentare del tribunale toscano per gestire l’affidamento di perizie e curatele. E Puliga ne era il deus ex machina. Il magistrato ovviamente si dimise dal ruolo e il processo passò a Genova dove si concluse in appello nel 2014 quando la condanna del 2011 a 15 anni fu dimezzata a causa di condoni e prescrizioni.</p>
<p><strong>La domanda a questo punto è: sconterà il giudice la sua condanna?</strong> Come e dove lo farà? E, poi, qualcuno ha esaminato a fondo tutti i procedimenti fallimentari del Tribunale di Firenze che avrebbero potuto in qualche modo essere influenzati da Puliga? Il dubbio che non sia avvenuto c’è e che chissà cosa potrebbe scoprire l’enorme vaso di pandora dei Tribunali Fallimentari, non solo fiorentino…</p>
<p>La conclusione è sempre la stessa: in Italia sono saltati completamente i controlli e se non si farà in modo che siano i cittadini onesti a controllare politici, pubblici ufficiali e anche giudici, non se ne uscirà più e ci avviteremo in un pozzo senza fondo di povertà totale. Questa sentenza dovrebbe solo far riflettere e pensare che dobbiamo tornare a diventare i padroni della<strong> Cosa Pubblica!</strong></p>
<p><em>Laura Marinaro</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Whistleblowing una buona notizia?</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/whistleblowing-una-buona-notizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anticorruzione – Tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito (c.d. Whistleblower). Con comunicato del 09/01/2015 l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha reso nota la sua competenza a ricevere segnalazioni di illeciti di cui il pubblico dipendente sia venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro (art. 1, comma 51 della legge 6 novembre 2012, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Anticorruzione</strong> – Tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito (c.d. Whistleblower). Con comunicato del 09/01/2015 l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha reso nota la sua competenza a ricevere segnalazioni di illeciti di cui il pubblico dipendente sia venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro (art. 1, comma 51 della legge 6 novembre 2012, n. 190 e dell’art. 19, comma 5 della legge 11 agosto 2014, 114). Dal 22 ottobre 2014 si sono attuate queste disposizioni normative, aprendo un canale privilegiato a favore di chi, nelle situazioni di cui si è detto, scelga di rivolgersi all’Autorità e non alle vie interne stabilite dalla Pubblica Amministrazione di appartenenza.</p>
<p>Questo il recente comunicato che inizia ad aprire uno spiraglio di speranza per la lotta alla corruzione. Fino ad oggi, infatti, il dipendente onesto che voleva denunciare casi sospetti (da verificare o no) di corruzione nel suo ufficio, doveva rivolgersi a personale comunque interno per denunciare. Scattava, infatti, la ritorsione con demansionamenti, mobbing e comportanti odiosi nei confronti di chi denunciava gli illeciti. Con il wistleblowing “<em>moderno</em>” rivolto direttamente ad <strong>Anac</strong> tutto potrebbe migliorare. A patto che le denunce rimangano anonime, quindi attraverso un sistema di piattaforma digitale che mantiene l’anonimato delle segnalazioni (e sembra si voglia andare verso questo) e che – chissà forse un giorno accadrà anche qui in Italia – il dipendente che denuncia venga persino premiato!</p>
<p>Il prossimo passo, a questo punto, quello che <strong>Cosapubblica</strong> auspica dall’inizio della sua opera, è il Whistleblowing fatto dai cittadini comuni che vengono a conoscenza di un fatto di corruzione o che solo sospettano un reato contro la pubblica amministrazione, oppure dagli imprenditori concussi che spesso hanno difficoltà ad essere ritenuti tali e che, quindi, quando denunciano vengono ritenuti correi dei reati di corruzione insieme ai pubblici ufficiali.</p>
<p>Introdurre le premialità (da studiare quali e le modalità) per chi denuncia la corruzione, può essere un passo importante insieme alla totale trasparenza del funzionamento della macchina amministrativa. Grazie a Raffaele Cantone qualcosa si sta muovendo nella giusta direzione. Speriamo continui questo trend.</p>
<p><em>Laura Marinaro</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Evasione fiscale calciatori, i nomi famosi coinvolti nel 2014</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/evasione-fiscale-calciatori-2014/</link>
		
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante le dichiarazioni di qualche politico indulgente, l’evasione fiscale è raramente di “sopravvivenza”. Chi evade le tasse lo fa spesso per arricchirsi, non per riuscire a sopravvivere o per pagarsi semplicemente da mangiare. Da qui l’equazione – magari esagerata – “ricchezza uguale rischio evasione” appare scontata. E quando ci si chiede in quale ambiente i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante le dichiarazioni di qualche politico indulgente, l’evasione fiscale è raramente di “sopravvivenza”. Chi <strong>evade le tasse</strong> lo fa spesso per arricchirsi, non per riuscire a sopravvivere o per pagarsi semplicemente da mangiare. Da qui l’equazione – magari esagerata – “ricchezza uguale rischio evasione” appare scontata. E quando ci si chiede in quale ambiente i singoli godano di reddito esorbitanti la risposta non può che essere il mondo del calcio. Sono tanti i calciatori, anche molto famosi, coinvolti in processi per evasione fiscale. Nell’ultimo anno, sono spiccati i casi di <strong>Messi, Cannavaro, Kakà.</strong></p>
<p>Il caso <strong>Messi</strong> è sicuramente quello più importante dal punto di vista delle dimensioni. Il caso è noto. Il padre del campione argentino, che è anche il suo agente, ha omesso di dichiarare i proventi dei diritti di immagine di suo figlio dal 2007 al 2009. <strong>Il mancato gettito per le casse spagnole è stato di 4 milioni di euro</strong>. Messi ha cercato di convincere i giudici che lui era all’oscuro di tutto, ma è stato stabilito che “non poteva non sapere”. Anche perché l’intenzionalità da parte del giocatore sarebbe provata dal particolare meccanismo del sistema messo in piedi (cessione dei diritti a una società fittizia, sita in un paradiso fiscale).</p>
<p>Ad ogni modo, nella migliore delle ipotesi, Messi dovrà pagare una multa salatissima: da due a sei volte la cifra non resa al fisco.</p>
<p>Simile è il caso di <strong>Kakà.</strong> L’ex campione del Milan (ora al San Paolo) avrebbe utilizzato lo stesso sistema di Messi. Al centro, il solito problema: il pagamento delle tasse sui diritti di immagine. Anche il brasiliano avrebbe utilizzato una società “schermo”, situata in un paese a bassa tassazione, per ridurre palesemente il prelievo fiscale. Il condizionale è d’obbligo, dal momento che il processo è ancora in corso. I numeri, però, sono abbastanza certi, a tal punto che l’Agenzia delle Entrate non si è costituita parte civile: l’entità del contenzioso è stato giù definito. Nello specifico, si parla di due milioni di euro.</p>
<p>Un po’ più complicato il caso di <strong>Fabio Cannavaro</strong>. Il giocatore e la moglie avevano noleggiato delle barche di lusso per le loro vacanze ma, stando alla legge, ne avrebbero fatto uso come legittimi proprietari. Il noleggio avrebbe rappresentato un sistema per evitare di pagare le tasse sulla proprietà, che sono piuttosto salate. L’entità della frode (non si può parlare ufficialmente di evasione) corrisponderebbe a 900 milione di euro, che è il valore dei beni sequestrati a ottobre dalla Guardia di Finanza alla famiglia Cannavaro.</p>
<p>Il tema che, dal punto di vista morale, accomuna questi tre casi è quello della consapevolezza. Premesso che il fatto di essere stati a conoscenza o meno del fatto non alleggerisce le responsabilità individuali dei calciatori, va considerato il potere di cui spesso i procuratori godono. Da questa prospettiva, appare emblematico il caso di evasione fiscale forse più famoso della storia del calcio: il contenzioso tra <strong>Diego Armando Maradona</strong> ed Equitalia. I processi sono finiti da un pezzo, occorre riscuotere, ma il giocatore dà ancora le colpe ai suoi agenti, sottolineando la sua determinazioni con gesti poco nobili (“l’ombrello” in diretta Tv a “Che Tempo che Fa”).</p>
<p><em>Giuseppe Briganti</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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