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	<title>Cosa Pubblica. Libra</title>
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		<title>Saverio Masi : “La nostra non è democrazia incompiuta ma soporifera dittatura che si alimenta con la corruzione”</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo già parlato in passato del Maresciallo Saverio Masi https://goo.gl/wFmSEv e della sua vicenda perfettamente allineata col sistema Paese, quello che vede in posizioni di privilegio solo chi si lascia corrompere. Torniamo sulla sua vicenda, perché colpiti da un discorso tenuto ieri all’Università di Modena e Reggio Emilia. Un discorso che riproponiamo in versione integrale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo già parlato in passato del <strong>Maresciallo Saverio Masi</strong><a href="https://goo.gl/wFmSEv" rel="nofollow" target="_blank" class="external external_icon"> https://goo.gl/wFmSEv</a> e della sua vicenda perfettamente allineata col sistema Paese, quello che vede in posizioni di privilegio solo chi si lascia corrompere.</p>
<p>Torniamo sulla sua vicenda, perché colpiti da un discorso tenuto ieri all’Università di Modena e Reggio Emilia.</p>
<p>Un discorso che riproponiamo in versione integrale proprio perché meritevole di piena letturaIl Maresciallo Saverio Masi ha messo in evidenza tre punti fondamentali alla comprensione di quel che ci sta accadendo intorno, a livello legislativo, economico e culturale.Rapporti fra politica e criminalità organizzata, informazione deviata, e una legislazione impropria e inutile lontana dalla vita reale.L’auspicio, è che questo tipo di comunicazione, vera e concreta nel suo presentarsi, sia presa ad esempio da altri.</p>
<p>Buona lettura</p>
<p><strong>Saverio Masi</strong> – 05/10/2015 – <strong>Università di Modena e Reggio Emilia</strong></p>
<p>Un ringraziamento sentito per l’invito a discutere di problematiche che sicuramente non hanno mai riguardato soltanto noi siciliani ma che hanno, ormai da troppo tempo, creato una metastasi che ha reso la nostra, una Democrazia incompiuta.</p>
<p>Le <a href="https://www.cosapubblica.it/riflessioni/">riflessioni</a> che vi sottoporrò non hanno ovviamente nessuna pretesa di esaustività; mi auguro però che ciascuno di voi sia sollecitato da questi spunti a fornire una spiegazione a quanto di più illogico, antisociale ed ormai ridicolo sta accadendo nel nostro Paese negli ultimi decenni.</p>
<p>Iniziamo ad evidenziare un dato di fatto inoppugnabile e cioè che la mafia, per mantenersi in vita, deve necessariamente controllare l’attività della pubblica amministrazione. A confermare tale ipotesi e’ un “autorevolissimo” personaggio contemporaneo, il capo dei capi di “cosa nostra”, Totò Riina, che così come riportato da un altro sodale stragista afferma che la mafia, senza l’appoggio della politica, sarebbe una normalissima banda di criminali destinata ad essere debellata.<br />
E spesso, interloquendo con Voi studenti, mi viene chiesto cosa occorre fare per sconfiggere la mafia.</p>
<p>Ebbene, la risposta ce l’ha fornita proprio il più grande stragista di “cosa nostra”; occorre recidere i rapporti tra la mafia e la politica. E se la politica non intende ascoltare le indicazioni di folli magistrati, palermitani e non, accusati di essere delle toghe rosse, mentalmente disturbati ma che a Palermo stanno rischiando di morire nel tentativo di fornire le prove di quella scellerata trattativa da sempre esistita tra la mafia e lo “stato”, allora la politica, ascolti quantomeno i consigli dell’esperto numero uno, Totò Riina, il quale afferma proprio che per sradicare la mafia occorre recidere i rapporti con la stessa politica.</p>
<p>Se a fornirci la soluzione di tutto è proprio questo scaltro contadino corleonese, essere consapevole della fondamentale importanza del mantenimento dei rapporti tra la mafia e la politica perché lo Stato non ha mai preso misure idonee ad arginare questo fenomeno? Il risultato è sotto gli occhi di tutti; la mafia continua ad avere un controllo del territorio diffusissimo mentre la corruzione è ai massimi livelli mentre mentre su circa 65.000 detenuti solo una decina sono quelli condannati per corruzione.</p>
<p>Oggi, a prescindere dal colore politico di appartenenza, solo degli ingenui cittadini possono pensare che questo atteggiamento di perpetua inconsistenza legislativa nei confronti del fenomeno corruttivo, non sia legato a ragioni di convenienza elettorale che di conseguenza genera un esercizio del potere a forti tinte mafiose.</p>
<p>Vogliono far passare mediaticamente la scoperta degli intrecci tra mafia e politica come una costante novità; legami invece da sempre esistiti e che non sono mai stati puniti penalmente in maniera esemplare e con finalità preventive.</p>
<p>In questa maniera si è data addirittura la possibilità ad elementi di spicco della criminalità organizzata di diventare essi stessi dei colletti bianchi infiltrandosi in posti chiave della nostra pubblica amministrazione.</p>
<p>E’ assolutamente chiaro che per le organizzazioni criminali è diventato di gran lunga più proficuo intercettare, attraverso la corruzione di politici e funzionari pubblici, parte degli stanziamenti previsti per il finanziamento delle opere pubbliche. E’ sicuramente più redditizio puntare sulla gestione degli appalti che dedicarsi esclusivamente alla gestione degli stupefacenti e delle estorsioni.</p>
<p>E per avere una visione completa di quanto sia realistica la drammaticità del fenomeno corruttivo vi riporto quanto accaduto durante le indagini della Procura di Palermo che hanno poi permesso di arrestare tale Giuseppe Guttadauro in quel momento a capo della famiglia mafiosa di Brancaccio ma che oltre ad essere un capo mafia, era anche il primario del più importante ospedale palermitano. Ebbene, dalle intercettazioni cui era sottoposto questo primario mafioso, emergeva che questi discuteva con un altro sodale, anche lui arrestato, di come condizionare la scelta dei candidati alle elezioni regionali siciliane, ma non solo; discutevano anche dell’elezione del Presidente della Regione Sicilia ( non dimenticate che gli ultimi Presidenti della Regione Sicilia, uno è ancora in carcere per mafia mentre il secondo è stato già condannato in primo grado, credo). Ma proprio a conferma di come sia possibile apparentemente legalizzare l’economia mafiosa, i due intercettati discutevano anche della nomina dei manager nella sanità pubblica, dell’attribuzione dei primariati nelle strutture sanitarie ed anche della costruzione di centri commerciali.</p>
<p>Cosa peggiore, che denota persino la loro lungimiranza nello spremere quanto più possibile mediante la corruzione o addirittura l’infiltrazione di loro sodali nella res pubblica, i due discutevano di come dirottare la nomina di un funzionario amico negli uffici della Regione a Bruxelles al fine di poter essere preventivamente avvisati circa le <a href="https://www.cosapubblica.it/iniziative/">iniziative</a> in cantiere per essere sicuri con le loro imprese create appositamente di intercettare parte del denaro pubblico.</p>
<p>Questo esempio, anche relativamente recente fa capire quanto complesso ed articolato sia il rapporto tra mafia e politica e quanto sia possibile che la mafia diventi parte integrante della politica. Un altro dato di fatto allarmante è costituito da situazioni drammatiche e grottesce di amministrazioni comunali che vengono sciolte per infiltrazioni mafiose e che subito dopo il periodo di commissariamento vengono di nuovo conquistate da amministratori che si scoprono collusi con la mafia.</p>
<p>Ecco perché è fondamentale ed assolutamente necessario continuare ad applicare la fattispecie del concorso esterno all’associazione mafiosa nei confronti di politici, imprenditori, amministratori locali e quanti altri contribuiscono fattivamente al perseguimento degli scopi criminosi kbkgnql. Questo perché spesso, il contributo dei concorrenti esterni all’associazione mafiosa diventa ancora più decisivo per l’espletamento finale del reato di quello degli stessi appartenenti alle organizzazioni criminali.</p>
<p>Per debellare la mafia diventa quindi fondamentale che la politica contrasti in maniera legislativa più incisiva il fenomeno dello scambio elettorale politico mafioso. Ed invece è avvenuto che la nuova Legge, la 62 del 17 aprile 2014 che ha sostituito il testo del 416 ter, prevede la punizione per la condotta che consiste nell’accettazione della promessa di procurare voti in cambio della sola promessa di erogazione di denaro o altra utilità, ( passo in avanti questo rispetto al 416 ter che prevedeva solo lo scambio di denaro) mediante il 3° comma del 416 bis, ovvero della forza di intimidazione del vincolo associativo, come se il mafioso usasse la forza fisica o un arma per convincere l’elettore a votare a favore del politico colluso, quando invece tutti noi sappiamo che non è così perché la mafia per convincere i cittadini a votare a suo piacimento usa quasi sempre la condizione di necessità donando spesso e non di rado persino generi alimentari. In questo modo si rende difficilissimo, se non impossibile provare il reato.</p>
<p>Invece mediaticamente e propagandisticamente tale legge è stata con falsità spacciata un passo in avanti nella lotta alla corruzione mentre di fatto ne azzera concretamente la portata applicativa con conseguenze nefaste per la<br />
Giustizia e quindi per il benessere sociale.</p>
<p>Ed ancor di più ridicola ed incomprensibile risulta la decisione dei nostri legislatori di prevedere una pena di gran lunga più contenuta rispetto a quella del 416 bis.<br />
Peggiore è il disegno di Legge 1232 volto a limitare la custodia cautelare in carcere che ne prevede l’applicazione per il reato di cui all’art. 416 bis e non per lo scambio politico elettorale mafioso.</p>
<p>Questi sono i fatti e gli spunti da cui mi auguro riuscirete a trarne le vostre logiche deduzioni.</p>
<p>Personalmente sono convinto che si vuole così ignorare l’evidenza di un sistema criminale integrato che vede mafia e corruzione politica sullo stesso piano.</p>
<p>Obiettivamente credo che i nostri politici sappiano che queste logiche deduzioni e riflessioni siano la soluzione del problema ma che non vogliono o non sono in grado di applicarle perché in una situazione di ricatto da entità esterne.</p>
<p>Non si capisce infatti, perché mentre la mafia, soprattutto quella militare viene oggi combattuta in modo pressappoco adeguata vige invece una situazione di sostanziale impunità per le condotte tipiche della criminalità tipiche dei colletti bianchi con pene assolutamente inadeguate e che quindi non rappresentano nessun aspetto deterrente.</p>
<p>E non ho timore a definire ridicola anche l’esiguità dei termini di prescrizione dei reati legati alla corruzione.</p>
<p>E’ con la mancanza di volontà di combattere questa fattispecie di reati che si conclama la sconfitta della Giustizia perché è proprio lasciando spazio alla commissione dei reati di corruzione che si dà origine ai moltissimi mali della nostra democrazia a discapito di una effettiva Giustizia sociale.</p>
<p>Nessun libero cittadino, di qualsiasi ideologia politica che abbia una obiettiva capacità critica può nascondere a sé stesso che nessun Governo di centro, destra o sinistra che sia, abbia negli ultimi decenni voluto concretamente risolvere il problema della corruzione.</p>
<p>Sarebbe ora che la politica dei grandi ed ipocriti falsi annunci avesse fine e che si mettesse mano ad una riforma della Giustizia che non colpisca soltanto la mafia militare ma anche e soprattutto quella dai colletti bianchi e dei politici collusi per i quali deve essere prevista una pena di gran lunga superiore a quella esistente perché è dalla commissione di questi reati che derivano i peggiori danni per la nostra economia e per il benessere di tutti i cittadini.</p>
<p>Per questo occorrerebbe partire dall’eliminazione di una anomalia quasi tutta italiana che è l’istituto della prescrizione o quanto meno farla decorrere dal momento in cui il reato viene scoperto.</p>
<p>Manca inoltre anche la figura dell’agente provocatore che sarebbe un utilissimo ausilio per smascherare i delitti dai colletti bianchi e quello della corruzione politica ma chissà perché il nostro Parlamento si guarda bene di affrontare il tema dell’introduzione di questa figura.</p>
<p>Siamo quindi lontani anni luce dalla vera politica antimafia che fu invece quella di Pio La Torre, barbaramente ucciso proprio perché faceva addirittura nomi e cognomi evidenziando nelle sue relazioni gli intrecci tra la mafia corleonese ed esponenti apicali della politica.</p>
<p>Questo, a mio modestissimo parere occorrerebbe fare e non minare l’istituto delle intercettazioni boicottando così anche la conoscenza di ciò che realmente accade nel nostro Paese a discapito della Giustizia.</p>
<p>Ovviamente gran parte di questa sporca partita si gioca sul silenzio o sulla disinformazione metodica degli organi di stampa e delle televisioni che mirano a non farci comprendere la triste situazione attuale e di come ci si è arrivati a partire, ma non solo, dal periodo stragista del 92” – “93 da cui è scaturita quella che viene definita la Trattativa tra lo Stato e la mafia; sono invece fermamente convinto che quanto emerso sinora da questo processo, il cui dibattimento viene guarda caso completamente ignorato dai quasi la totalità dei media, sia di importanza cruciale per la democrazia del nostro Paese…<br />
…perché, nonostante il silenzio imposto, e nonostante ciò che alcuni giornali sovvenzionatissimi lascino intendere, la trattativa della mafia con lo Stato continua davvero a gravare sul presente e ad ipotecare il nostro futuro.</p>
<p>Non dimenticate che il silenzio, da parte istituzionale, delle trasmissioni televisive, dei giornali e della quasi totalità degli attori sociali, implica l’isolamento di chi è intenzionato a riportare alla luce quelle indicibili verità che hanno permesso di tessere le trame oscure del potere.</p>
<p>Un silenzio che a Palermo è calato nuovamente a distanza di decenni, e che era stato fatto calare intenzionalemente anche prima delle stragi del 92 -93. Un silenzio creato ad arte e che venne interrotto, non lo dimenticate mai, soltanto dai boati di Capaci e di Via D’Amelio.</p>
<p>Quello che i cittadini non devono venire a sapere è che lo le nostre Istituzioni sono già state messe sotto ricatto da forze eversive interne ed esterne e che con queste forze lo Stato è già sceso a patti come ha stabilito una sentenza della Corte di Assise di Firenze.</p>
<p>Ecco da cosa deriva l’isolamento che ancora una volta vivono alcuni magistrati della Procura di Palermo, oggetto di attacchi di ogni tipo finalizzati ad impedir loro di poter svolgere serenamente le proprie indagini.</p>
<p>Una vera e propria strategia della tensione, e non mi riferisco soltanto agli ordini di morte impartiti dal boss Totò Riina, che ha riguardato quasi tutti gli attori che ruotano attorno a questo processo tra i quali anche il testimone chiave, anche lui minacciato di morte insieme agli stessi magistrati.</p>
<p>Con questo variegato sistema criminale che oltre alla mafia comprende la massoneria ed i servizi segreti deviati, sul vero anti-Stato è calato un silenzio assoluto e la verità agli occhi dei cittadini italiani è stata occultata o stravolta con la diretta conseguenza che nessuno di noi ha potuto riflettere su alcune considerazioni rilevanti. Senza entrare nel merito del Processo che si sta svolgendo a Palermo rivolgiamo la nostra attenzione e pochissimi ma significativi dati di fatto:</p>
<p>– Qualora il processo sulla Trattativa dovesse concludersi con sentenza di condanna, a Totò RIINA toccherebbero pene detentive di pochi anni; una eventuale condanna per lui assolutamente irrilevante visto che ha ormai collezionato una serie di ergastoli;<br />
– Una eventuale strage contro i magistrati che si occupano del Processo sarebbe a rigor di logica assai controproducente poiché andrebbe a sortire effetti indesiderati in quanto finirebbe per essere una conferma di tutto l’impianto accusatorio del processo sulla “trattativa”.</p>
<p>Tenendo presente questi due elementari dati di fatto credo che concorderete con me nel riflettere che non si capiscono le reali motivazioni che hanno spinto il capo dei capi di Cosa Nostra a condannare a morte uno dei magistrati che si occupa del Processo.</p>
<p>La mia opinione è che appare legittimo che qualcuno abbia paura che queste motivazioni vengano a galla e che quello che Giovanni Falcone definì il gioco grande del potere venga alla fine scoperto ma non è più un segreto che le lotte di potere in Italia si sono svolte spesso ed in larga misura nell’ombra così come spesso si è fatto ricorso alla matrice mafiosa per coprire stragi ed omicidi che invece erano di matrice diversa.</p>
<p>E’ un dato di fatto pure questo che lo stragismo abbia segnato tutte le fasi di passaggio della storia di questo paese già a partire dal dopoguerra; la prima Repubblica è nata e si è conclusa nel segno delle stragi: quella di Portella della Ginestra e quelle del 92-93. In altre stragi sono stati provati depistaggi e coperture da parte di esponenti delle Istituzioni. E nello stesso modo anche nelle stragi del 92-93 sono stati commessi depistaggi come quella della strage di Via D’Amelio utilizzando falsi collaboratori.</p>
<p>Esiste una lunga sfilza di dati di fatto che lascia intendere che con quelle stragi si siano saldati o rinsaldati interessi della mafia con quelli di soggetti esterni e prima di avviarmi alla conclusione provo a citarmi quelli che reputo più significativi per le vostre riflessioni.<br />
– L’inizio della trattativa, si fa risalire all’omicidio di Salvo Lima che era il braccio destro ella politica di Giulio Andreotti in Sicilia. 8 giorni prima di questo omicidio tale Elio Ciolini, precedentemente coinvolto nelle indagini per la strage di Bologna, preannunciava davanti a dei magistrati l’inizio di una nuova fase della strategia della tensione con l’omicidio di un esponente politico della DC e l’eventuale omicidio del futuro Presidente della Repubblica. Ed otto giorni dopo l’omicidio si verifica davvero; ucciso Lima, il Ciolini rivela che questo piano di destabilizzazione era stato deciso da esponenti di massoneria, politica e mafia e che le bombe sarebbero arrivate presto anche a nord. E puntualmente scoppiano le bombe a Milano, Roma, Firenze a creare effetti destabilizzanti per l’intero sistema politico che si voleva portare al collasso.<br />
– Successivamente anche alcuni collaboratori di Giustizia svelarono che alla fine del 1991 si era tenuto un summit di Cosa Nostra che aveva deciso di aderire ad un progetto di destabilizzazione politica che aveva tra i suoi artefici esponenti della massoneria deviata, della sfera politica e dell’imprenditoria.</p>
<p>L’interrogativo nasce spontaneo; come faceva questo signore che non era un veggente ad anticipare omicidi e stragi poi puntualmente verificatisi?</p>
<p>Ed occorre anche domandarsi:<br />
– Chi e perché aveva deciso che Falcone doveva essere ucciso a Capaci in quel modo così eclatante anziché a Roma dove si spostava con una scorta “più leggera”?<br />
– Come mai un’agenzia di stampa vicina ai servizi segreti due giorni prima della strage di Capaci anticipò che stava per verificarsi un bel botto esterno per influenzare l’elezione del Presidente della</p>
<p>Repubblica in corso di svolgimento?<br />
– Chi aveva suggerito a Riina oltre alle modalità esecutive anche la tempistica della strage di Capaci?<br />
– Chi è il soggetto esterno a Cosa Nostra a cui fa riferimento il collaboratore di Giustizia Spatuzza, che assistette al caricamento dell’esplosivo nell’autovettura utilizzata per la strage di via D’Amelio?<br />
– Chi suggerì di compiere gli attentati nella notte tra il 27 ed il 28 luglio ai danni delle chiese di San Giorgio al Velabro e di San Giovanni Laterano, tenendo presente che i nomi delle chiese fossero i nomi di battesimo degli allora Presidenti di Camera e Senato, Giovanni Spadolini e Giorgio Napolitano?</p>
<p>Ed è uno degli stessi stragisti pentitosi a dichiarare che la strage di Capaci venne attuata con quelle modalità e con quella tempistica per mettere fuori gioco Giulio Andreotti dalla Presidenza della Repubblica.</p>
<p>Credo che almeno il 50% di voi non era a conoscenza di questi piccolissimi particolari che la stampa del regime massonico vuole a tutti i costi tacere agli elettori. Ecco perché la vostra attenzione deve rivolgersi ampiamente a queste problematiche; è in gioco il vostro futuro, non un ideale astratto di Giustizia, bensì il vostro sacrosanto diritto di vivere dignitosamente da persone libere e non da servi in una democrazia incompiuta.</p>
<p>E spero di non anticipare qualche risposta alle vostre domande dicendo che ciò che ciascuno di voi può fare è pretendere, cercare e divulgare la Verità, smascherando così un’informazione fatta di propaganda e falsissimi e ridicoli annunci dei nostri politicanti perché tutte le partite più controverse e delicatissime per la nostra democrazia si giocano all’interno dei palazzi del potere anestetizzando preventivamente l’informazione.</p>
<p>Ecco perché è necessario risvegliare l’opinione pubblica da questo torpore.Occorre che ogni cittadino sia più attento a cogliere questi ed altri atti sostanzialmente lesivi della nostra democrazia come la legge bavaglio ma non solo.</p>
<p>Dobbiamo proteggere la nostra autonomia intellettuale evitando di alimentare il clientelismo con l’infamia della raccomandazione. Mafia è anche mercimonio della vostra onestà intellettuale.</p>
<p>Personalmente mi viene amaramente da ridere quando la televisione del regime ci offre la visione di qualche politico che viene a parlare ai ragazzi nei licei parlando di legalità, loro che dovrebbero invece essere i primi a spiegare ai ragazzi che la mafia non è mai stata un manipolo di violenti sbandati ma un fenomeno caratterizzato dagli intrecci di interessi comuni con i politici corrotti.</p>
<p>Prima che i nostri politici parlino di legalità ed antimafia nelle scuole, che la facciano nei posti dove sono lautamente da noi stipendiati per farla, in Parlamento, approvando poche ma risolutive leggi che stroncherebbero i rapporti tra chi ingiustamente occupa posti di potere ed i loro sodali criminali.</p>
<p>Occorre svegliarsi da questo torpore e capire che l’intreccio di interessi tra mafia e politica genera quasi tutti i mali della nostra società, l’inquinamento dell’economia soprattutto.</p>
<p>Sino a poco tempo fa definivo la nostra una finta democrazia più che una democrazia incompiuta ma forse è più idoneo parlare di soporifera dittatura che si alimenta con la corruzione e se ne frega dei poveri mentre vende armi al mondo intero. Una annichilente dittatura che ci propina menzogne per impoverirci ingrassando i bilanci delle banche dei politici e del malaffare.</p>
<p>Il fatto che sia qui, vuol dire che in fondo, nonostante le cose gravissime che vi ho detto fino ad ora, riservo speranza nella vostra voglia di andare contro questo sistema, anzi, di sfondare il muro di questo sistema perchè il prezzo che pagherete in caso di indifferenza sarà davvero altissimo e vi chiedo di considerarlo sin d’ora.</p>
<p>Penso e credo, che la cosa più bella in una società, sia l’uguaglianza fra le persone ebbene, nella catena di crimini che è in atto contro la libertà, la giustizia e il diritto, l’uguaglianza va sparendo.<br />
Tenete alto questo valore perché vi siano per tutti pari opportunità…</p>
<p>Perchè vi sia per tutti la possibilità di realizzare i propri sogni.</p>
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		<title>Mafie, Corruzione e Funerale</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/mafie-corruzione-funerale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È lo spirito di corruzione che alimenta lo spirito di mafia. Un senso collettivo assente o indebolito dall’interesse particolare fa mancare la tutela del bene comune. Cittadini tutti zitti di fronte al sistema di corruzione che si girano dall’altra parte, badando al proprio tornaconto. E si fanno complici di politici corrotti quando isolano chi è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È lo spirito di corruzione che alimenta lo spirito di mafia</strong>. Un senso collettivo assente o indebolito dall’interesse particolare fa mancare la tutela del bene comune.</p>
<p>Cittadini <strong>tutti zitti</strong> di fronte al sistema di corruzione che si girano dall’altra parte, badando al proprio tornaconto. E si fanno <strong>complici di politici corrotti</strong> quando isolano chi è dotato di sufficiente senso civico per denunciare il malgoverno, costretto a pagare in solitudine la sua <strong>normalità stonata</strong>. E il suo ricorso alla costituzionale giustizia collettiva viene considerato segno infamante.</p>
<p>Come nelle peggiori condizioni di arretratezza e degrado sociale. <strong>Dalla corruzione si ritorna allo spirito di mafia, alimentato dai profittatori e dai codardi da sempre votati al quieto vivere.</strong> Che inorridiscono per un funerale folcloristico.</p>
<p><em>– CosaPubblica</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Perchè si Corrompe in Italia?</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/perche-corrompe-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia è in paese corrotto. Questa è una verità. Lo si avverte nella vita di tutti i giorni, accendendo la televisione, leggendo i giornali. E’ una verità in qualche modo certificata dai numeri. L’Ocse, per esempio, ha rilevato che la percezione della corruzione in Italia è ai massimi tra tutti i paesi industrializzati (90%). Sempre [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è in paese corrotto. Questa è una verità. Lo si avverte nella vita di tutti i giorni, accendendo la televisione, leggendo i giornali. E’ una verità in qualche modo certificata dai numeri. L’Ocse, per esempio, ha rilevato che la percezione della corruzione in Italia è ai massimi tra tutti i paesi industrializzati (90%). Sempre l’istituto internazionale informa che il fenomeno vale, sempre nel nostro paese, almeno 60 miliardi di euro ogni anno.</p>
<p>La prima domanda da porsi è su come sconfiggere la corruzione. La seconda, invece, dovrebbe vertere sui motivi per cui la corruzione nel Bel Paese dà vita a fenomeni così estesi e profondi. Conoscere le cause del problema, d’altronde, è una conditio sine qua non per vincere la battaglia.</p>
<p>I motivi non sono poi così tanti. Possono essere contati sulle dita di una mano. Sono, per la precisione, tre.</p>
<p>Le norme. E’ il motivo più facile da rintracciare. La corruzione in Italia è così presente perché lo Stato, molto banalmente, non la punisce. O almeno fa molto poco per punirla. A lanciare l’allarme sono stati ultimamente molti uomini di legge, tra cui il sostituto procuratore Nino Di Matteo, che ha ricordato: “Su oltre 60mila detenuti solo poche decine scontano pene per corruzione”. La certezza dell’impunità favorisce il proliferare dei fenomeno corruttivi. Il problema riguarda in primo luogo la mitezza delle pene, ma anche la facilità a sfuggire alla giustizia.</p>
<p>La burocrazia. Un altro motivo può essere rintracciato nella pesantezza della burocrazia. Quando la burocrazia è sovradimensionata, il processo di controllo viene compromesso. Inoltre, le responsabilità vengono diluite. Nelle maglie della burocrazia i corrotti e i corruttori prosperano, indisturbati e nascosti alle autorità. A tal proposito, di recente il presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Calabria, Mario Condemi ha dichiarato: “Il fenomeno trova fertile terreno in contesti normativi ed amministrativi fragili, con l’ausilio di una burocrazia che si sente legittimata e protetta certamente da imperfette disposizioni e/o superfetazioni normative”.</p>
<p>I cattivi esempi. Non c’è dubbio, è anche una questione di cultura. Ma la cultura – o per meglio dire il costume – in qualche modo viene insegnata, viene trasmessa. Gli esempi sono i principali vettori della trasmissione di valori. Ebbene, gli esempi dai quali i giovani di oggi e di ieri hanno attinto non sono positivi. Un riferimento a caso: la politica. Venti anni dopo Tangentopoli non è cambiato nulla, si corrompe come prima. Forse, addirittura peggio. I messaggi che vengono veicolati sono devastanti. Il peggiore? Che per fare carriera tutto sia permesso, anche rubare. E, anzi, forse è addirittura conveniente.</p>
<p><em>Giuseppe Briganti</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Secondo Nino di Matteo Mafia e Corruzione sono Complementari</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/nino-di-matteo-mafia-corruzione-complementari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mafia e corruzione sono due facce della stessa medaglia. Ne è convinto il sostituto procuratore Nino di Matteo, che qualche giorno fa ha partecipato all’incontro “Mafia, economia, corruzione”, tenutosi al Polo Didattico “Gravina” del dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania. Un’occasione per fare il punto sui legami tra organizzazioni mafiose, economia e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mafia e corruzione sono due facce della stessa medaglia. Ne è convinto il sostituto procuratore Nino di Matteo, che qualche giorno fa ha partecipato all’incontro “Mafia, economia, corruzione”, tenutosi al Polo Didattico “Gravina” del dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania. Un’occasione per fare il punto sui legami tra organizzazioni mafiose, economia e istituzioni.</p>
<p>La forza e la pericolosità dei legami è dimostrata da un fatto: la mafia, soprattutto quella siciliana, esercita il suo potere da centinaia di anni e lo Stato non è ancora riuscita a sconfiggere o non ha – a più livelli – espresso la volontà di farlo. L’intrusione negli affari economici e pubblici è da sempre una strategia delle organizzazioni mafiose e uno dei principali punti di forza. Nino Di Matteo constata con amarezza: “La mafia ha storicamente sempre avvertito, perché lo ha nel suo dna, la necessità di condizionare e controllare le attività della politica, della pubblica amministrazione, di infiltrarsi e impadronirsi dell’economia legale”.</p>
<p>In virtù di questo, gli approcci utilizzati fino a questo momento non sono sufficienti. Approcci, specifica il sostituto procuratore, che mirano a colpire la faccia più esposta della mafia, ma non quella più importante: “Non possiamo accettare che la lotta alla criminalità organizzata si esaurisca nella repressione dell’aspetto militare delle organizzazioni criminali mafiose, non possiamo accettare che la repressione delle organizzazioni mafiose e del metodo mafioso, si limiti alla giusta e severa repressione dei delitti tipici, come estorsioni, traffico di stupefacenti, omicidi e stragi. La mafia non è solo quella che spara, ma anche quella che ordina di sparare”.</p>
<p>Un approccio efficace sarebbe colpire il punto in cui i legami tra mafia, economia e istituzione si realizzano: i processi corruttivi. L’Italia è un paese più corrotto degli altri anche perché la legislazione in merito è molto leggera, almeno nei suoi risvolti penali. Non è un caso che la stragrande maggioranza dei condannati per corruzione non abbia mai visto il carcere.</p>
<p>Le notizie che riguardo a questo tema giungono dal mondo politico non sono incoraggianti, almeno secondo Nino Di Matteo, che ha accolto con scetticismo l’ultimo ddl anti-corruzione. “Non conosco il disegno di legge anticorruzione nei particolari quindi non do giudizi, ma le linee di fondo che auspico sono quelle che ho detto e spero che non si tratti di riforme che non incidono in maniera veramente efficace e che non si rivelino soltanto un palliativo rispetto al male” ha dichiarato a margine della presentazione del suo ultimo libro, “Collusi”.</p>
<p><em>Giuseppe Briganti</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Mafia e Corruzione: Due Facce della Stessa Medaglia</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/mafia-corruzione-due-facce-stessa-medaglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cosapubblica.it/mafia-corruzione-due-facce-stessa-medaglia/3885/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 13 Maggio ore 9:30 in Diretta Streaming! Direttamente dalla scuola Mosè Bianchi. CosaPubblica sostiene da tempo che senza il potere corrotto di politici, pubblici ufficiali e amministratori pubblici, le organizzazioni criminali sarebbero già state sgominate. Ci troviamo invece davanti al preoccupante scenario che vede la mafia come la prima “azienda” del Paese con un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Mercoledì 13 Maggio ore 9:30 in Diretta Streaming!</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Direttamente dalla scuola Mosè Bianchi.</strong></p>
<p><strong>CosaPubblica</strong> sostiene da tempo che senza il potere corrotto di politici, pubblici ufficiali e amministratori pubblici, le organizzazioni criminali sarebbero già state sgominate. Ci troviamo invece davanti al preoccupante scenario che vede la <strong>mafia</strong> come la prima “azienda” del Paese con un <strong>“fatturato” annuo di oltre 250 miliardi</strong>.</p>
<p>Risorse sottratte ai cittadini per mantenere in vita un sistema criminale che affonda i tentacoli dentro le istituzioni a tutti i livelli.</p>
<p>L’incontro avrà <strong>inizio alle ore 9.30</strong> e terminerà alle ore 13.00 e sarà trasmesso in streaming anche in altri istituti di Monza e per chiunque voglia collegarsi dal proprio PC con il seguente link: <a href="http://bit.ly/Diretta-Contro-Corruzione" rel="nofollow" target="_blank" class="external external_icon"><strong>http://bit.ly/Diretta-Contro-Corruzione</strong></a></p>
<p><strong>Interverranno:</strong></p>
<ul>
<li><strong>Piero Di Caterina</strong> Presidente di CosaPubblica</li>
<li><strong>Mar.llo S.Masi</strong> testimone al processo sulla trattativa</li>
<li><strong>S.Borsellino</strong> leader del movimento delle agende rosse</li>
<li><strong>Vincenzo Calcara</strong> collaboratore di giustizia</li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><strong>Clicca qui per <a href="https://www.cosapubblica.it/wp-content/uploads/2015/05/evento-cosa-pubblica-opt.pdf" target="_blank">scaricare il PDF</a> dell’Evento e Non Scordarti di Condividerlo!</strong></p>
<p>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<item>
		<title>Saverio Masi: nel Sistema dei Corrotti Non c’è Spazio per Uomini Retti</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/saverio-masi-sistema-corrotti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vicenda del Maresciallo Saverio Masi, oggi capo scorta del Pm Nino Di Matteo, è simbolica di come un Paese, ridotto all’osso dalla corruzione, finisca per mettere alla sbarra chi compie il proprio dovere dentro le istituzioni. Questa è la storia di un uomo dell’arma approdato a Palermo dopo una brillante azione repressiva contro la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda del <strong>Maresciallo Saverio Masi</strong>, oggi capo scorta del Pm <strong>Nino Di Matteo</strong>, è simbolica di come un Paese, ridotto all’osso dalla corruzione, finisca per mettere alla sbarra chi compie il proprio dovere dentro le istituzioni. Questa è la storia di un uomo dell’arma approdato a Palermo dopo una brillante azione repressiva contro la camorra, con la volontà di collaborare alle indagini per la cattura del boss, allora più ricercato: <strong>Bernardo Provenzano</strong>.</p>
<p class="p2"><span class="s1">La sua capacità e il suo intuito investigativo lo portano nel giro di pochi mesi sulle tracce dell’allora capo di cosa nostra. Tutto procede e l’arresto sembra imminente, ma scatta un ordine dei suoi superiori e il Maresciallo è costretto a desistere dalla cattura. Tutto risulta incomprensibile, mesi di ricerche vanificate da un ordine che non trova spiegazione alcuna e davanti all’ostinazione del Maresciallo, i superiori iniziano a giocare a carte scoperte: «<em>Noi non abbiamo intenzione di prendere Provenzano! Non hai capito niente allora? Ti devi fermare!</em>».</span></p>
<p><span class="s1">Queste le parole che tolgono ogni dubbio sulla reale intenzione dell’arma e ancora : «<em>Hai finito di fare il finto coglione? Dicci cosa vuoi che te lo diamo. Ti serve il posto di lavoro per tua sorella?</em>» Il tutto messo a verbale nero su bianco – Saverio Masi oggi è testimone nel processo sulla trattativa.</span></p>
<p><span class="s1">Ci sono purtroppo altri avvenimenti che si aggiungono ai fatti sopra citati. Nel 2004, a Bagheria, il Maresciallo Masi sfiora uno scontro in macchina con <strong>Messina Denaro</strong>. Lo riconosce. Il boss sta per entrare in una villa dove c’è una donna ad aspettarlo.. Annota tutto in una relazione e chiede ai superiori i mezzi per procedere nelle indagini. La risposta è, anche in questo caso, sconvolgente. Gli i chiedono di omettere nella relazione presentata, l’identità del proprietario della villa e l’identità della donna li presente.. </span></p>
<p><span class="s1">Le denunce di tali fatti, approdate alla procura di Palermo, sono gravissime e si aggiungono alle denunce e alle testimonianze di altri persone fra collaboratori di giustizia e uomini dell’arma. Il tutto delinea uno scenario raccapricciante. Mentre tutta Italia confidava nella ricerca della verità sulle stragi che hanno insanguinato la Sicilia e l’Italia negli anni 90, un corpo delle istituzioni remava contro la cattura di boss che quelle stragi avevano progettato.</span></p>
<p><span class="s1">Al dramma nazionale di questo scenario, si aggiunge il dramma personale di un uomo che oggi rischia di essere radiato dall’arma per aver chiesto l’annullamento di una multa di 106 euro presa con un’auto privata usata durante un’indagine. Il superiore che l’ha denunciato ha dichiarato che quel giorno Masi non era in servizio. Per Masi è scattata la condanna, anche in appello, ma durante il processo i giudici hanno confermato che lui era in servizio. Questo può essere plausibile ? E allora perché è stato condannato ? La chiave di lettura che si può dedurre, è che questo processo farsa, serve solo a intimidire il Maresciallo, a fargli sentire il peso delle testimonianze che si appresta a portare al processo sulla trattativa in corso a Palermo. </span></p>
<p><span class="s1"><strong>Ricordiamo che nei fatti riguardanti Cosa Nostra e lo Stato</strong>, ci sono parecchi lati oscuri, i più eclatanti oltre al mancato arresto di Bernardo Provenzano: il covo di Riina fu lasciato incustodito dopo la sua cattura, il papello scritto da Riina, ritrovato nella cassaforte di Massimo Ciancimino non conobbe luce per motivi che attendiamo di conoscere. Ma ricordiamo soprattutto, che anche se non ci sono fatti penalmente rilevanti intorno a queste “mancanze di zelo” (?) sembra incomprensibile che suddetti fatti, non abbiano impedito promozioni e poltrone eccellenti e danarose a chi si è dimostrato cosi “poco attento”. Il merito è considerato in senso contrario in questo Paese?</span></p>
<p><span class="s1"><strong>CosaPubblica</strong> manifesta il proprio sostegno al Maresciallo Masi, soprattutto in vista della sentenza in Cassazione che sarà emessa il 24 aprile. Confidiamo in giudici assennati e servitori sinceri della Costituzione. Confidiamo nel riesame degli atti; i giudici che hanno emesso la condanna, hanno persino impedito la presentazione di verbali a testimonianza della buona fede di Masi e questo non può che risultare inaccettabile. A maggior ragione dopo aver appurato che quella multa è stata presa durante un’azione di servizio. A maggior ragione considerando che il Maresciallo Masi ha dimostrato di aver più volte messo soldi di tasca propria, spese che competevano all’arma, è al solo fine di velocizzare il suo lavoro senza attendere i tempi, sempre più assurdi, delle istituzioni.</span></p>
<p><span class="s1">Il Pm Nino Di Matteo ha sempre mantenuto alta la fiducia nel suo capo scorta, manifestandola pubblicamente. CosaPubblica si unisce al Pm e a tutti i pezzi della società civile che in tutta Italia si apprestano a fare sit in di solidarietà al Maresciallo, il 17 aprile. Questo e purtroppo molti altri fatti, ci inducono a pensare che in questo nostro sciagurato Paese, l’onestà è una malattia e la corruzione morale, l’unico mezzo per campare tranquilli.</span>Pagina</p>
<p>Francesca Scoleri</p>
<p> </p>
<p>Facebook: Saverio Masi  https://goo.gl/Voydjw  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>Caso Lupi, la Colpa Non è dei Giornalisti…</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/caso-lupi-colpa-non-giornalisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Polemiche sul caso dell’ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi pizzicato al telefono con il super dirigente Ercole Incalza a raccomandare il figlio Luca per “consulenze e suggerimenti”, ma anche ad accettare regali per lui e per la moglie. Dopo le dimissioni dell’esponente di Ncd i suoi compagni di partito, Angelino Alfano in testa, e non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Polemiche sul caso dell’ex ministro delle Infrastrutture<strong> Maurizio Lupi</strong> pizzicato al telefono con il super dirigente <strong>Ercole Incalza</strong> a raccomandare il figlio Luca per “<em>consulenze e suggerimenti</em>”, ma anche ad accettare regali per lui e per la moglie. Dopo le dimissioni dell’esponente di Ncd i suoi compagni di partito, Angelino Alfano in testa, e non solo si scatenano sul caso dei parlamentari indagati (Lupi non lo è, per quanto si sappia oggi, ndr), appartanenti anche al Pd, che non si sono dimessi. Alfano parla di “<em>due pesi e due misure</em>”, Renzi plaude alla scelta umana e morale di Lupi e poi sta zitto sul resto, Forza Italia attacca. Fin qui tutto normale nell’agone della politica. Il fatto è che Alfano deborda e della vicenda dà la colpa ai grandi giornali e alle tv «che non parlano delle cose che accadono ad alcuni e che tendono ad oscurare noi se facciamo bene.</p>
<p>Il vero problema – continua – è l’informazione italiana. Se un problema riguarda il Pd la chiudono in 24 ore. Si ricordano di essere liberi solo quando attaccano noi. Chiediamo alla commissione Giustizia della Camera di fare rapidamente la vera separazione delle carriere che non è tra il pm ed i giudici ma tra i pm e i giornalisti. Forse si può ottenere non con una loro limitazione nelle indagini, ma con una limitazione della pubblicazione nel rispetto di un articolo della Costituzione che dice che le conversazioni riservate sono protette come tali». Insomma Alfano si riferisce alle intercettazioni che non sono oggetto di reato ma che, come in questo caso e in moltissimi altri, sono a dir poco “imbarazzanti” per un rappresentante delle Istituzioni.</p>
<p>Ebbene essendo giornalista professionista ed occupandomi di cronaca giudiziaria per anni, mi sento di dissentire da questa interpretazione della vicenda di Alfano. Noi cronisti non abbiamo mai stretto alcun patto di carriera con pm e con forze dell’ordine. Noi collaboriamo con loro, così come collaboriamo con i politici e con gli avvocati. Se un’intercettazione telefonica politicamente imbarazzante e pubblica è incontrovertibilmente una notizia noi non possiamo essere imbavagliati e la pubblichiamo. In passato mi è capitato di pubblicare questo tipo di intercettazioni persino su un giornale di centrodestra e che riguardavano personaggi politici della stessa parte.</p>
<p>Non mi sono mai sentita, da cronista, imbavagliata e credo che la nostra categoria debba difendere con tutte le sue forze questa libertà. Chiediamo dunque a tutto il parlamento di tutelare la libertà dei cittadini ad essere informati e quindi rispediamo al mittente la richiesta di Alfano e del suo partito. Ci hanno provato in tanti in questi anni a farlo, siamo davvero stanchi. Fortunatamente una persona di enorme valore morale e professionale, al di sopra oggi delle parti (né pm né giornalista) chiosa l’argomento così: «I <strong>giornalisti hanno fatto il loro mestiere</strong>. Si trattava di <strong>intercettazioni pubbliche</strong>, era venuta meno la segretezza. I giornalisti hanno fatto fino in fondo il loro mestiere». A parlare è Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione che, di certo, di questo tipo di questioni se ne intende.</p>
<p>Insomma, se c’è un certo sistema di fare politica con le solite consulenze ad amici, parenti e conoscenti, se c’è la mancanza di parità di accesso alle opportunità di tutti, se c’è corruzione in questo Paese a livello politico non è colpa dei giornalisti! Basta inganni lessicali, basta a gettare fumo negli occhi della gente che ancora non comprende che la corruzione ci ha distrutti.</p>
<p><em>Laura Marinaro</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<item>
		<title>L’impegno alla Legalità nel nostro Presente</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/impegno-legalita-nostro-presente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cosapubblica.it/impegno-legalita-nostro-presente/3863/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Venerdì 27 marzo 2015, Istituto Amaldi-Sraffa, Orbassano, Auditorium, ore 9:15 Incontro con il magistrato Anna Maria Fiorillo e Saverio Masi caposcorta del p.m. Nino Di Matteo. A tutti gli studenti delle classi V si offrirà l’occasione di conoscere e dialogare con due protagonisti non comuni del nostro presente che testimoniano, in contesti diversi, la difficoltà [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Venerdì 27 marzo 2015, Istituto Amaldi-Sraffa, Orbassano, Auditorium, ore 9:15</strong></p>
<p>Incontro con il magistrato <strong>Anna Maria Fiorillo </strong>e <strong>Saverio Masi</strong> caposcorta del p.m. <strong>Nino Di Matteo</strong>.</p>
<p>A tutti gli studenti delle <strong>classi V</strong> si offrirà l’occasione di conoscere e dialogare con due protagonisti non comuni del nostro presente che testimoniano, in contesti diversi, la difficoltà di operare secondo un’onesta etica conforme ai principi di giustizia a cui hanno giurato. Ciò avviene per il <strong>magistrato Anna Maria Fiorillo</strong> nel suo dovere di difendere il diritto dei minori e per il M<strong>aresciallo Saverio Masi</strong> nell’ambito della lotta contro la criminalità organizzata.</p>
<h2>Programma</h2>
<p>9.15 Accoglienza e presentazione degli ospiti, 9.30 Proiezione filmati, 10.00 Intervento di <strong>Saverio Masi</strong>, caposcorta del magistrato Nino Di Matteo (il magistrato più a rischio d’Italia, titolare dell’indagine sulla Trattativa Stato-mafia), Di seguito Anna Maria Fiorillo, magistrato, sostituto procuratore presso il Tribunale dei minori di Milano <strong>e Scoleri Francesca cofondatrice di CosaPubblica che parlerà di corruzione dentro la pubblica amministrazione e di come i cittadini, col proprio impegno,  possano scalfire il sistema costruito dai corrotti per sottrarre più denaro pubblico possibile.</strong></p>
<p>A seguire, dibattito con gli studenti. Si precisa che la Dott.ssa Fiorillo risponderà a qualunque tipo di domanda. Non è possibile rivolgere al M.llo Saverio Masi domande sulle vicende giudiziarie che lo riguardano. 12.00 Breve filmato di chiusura.</p>
<p>N.B. Per ragioni di opportunità e di sicurezza non sarà effettuato il primo intervallo (h.10.05 – 10.20).</p>
<p><strong>Anna Maria Fiorillo</strong></p>
<p>Magistrato, sostituto procuratore presso il Tribunale dei minori di Milano. Nella notte tra il 27-28 maggio 2010 era di turno quando la minorenne Karima el Mahroug, chiamata Ruby, viene portata alla Questura di Milano per essere identificata per un sospetto di furto.</p>
<p>Dopo una telefonata dell’allora Presidente del consiglio Silvio Berlusconi che la dichiara “nipote o parente del presidente egiziano Mubarak”, è affidata al consigliere regionale del PDL Nicole Minetti, venuta a prelevarla. Nel no-vembre 2010 il ministro dell’Interno Roberto Maroni riferisce in Senato che “furono rispettate tutte le procedure” e che la ragazza era stata rilasciata come disposto dal Magistrato. Ma la Dott.ssa Fiorillo smentisce pubblicamente il ministro (che la querela) dichiarando di non aver mai dato una disposizione simile. Per le sue dichiarazioni alla stampa, è stata sottoposta a procedimento disciplinare e condannata nel maggio 2013 dal CSM perché “<em>colpevole di aver violato(…) il divieto per i sostituti procuratori della Repubblica di rilasciare dichiarazioni o fornire notizie agli organi di informazione circa l’attività giudiziaria dell’Ufficio</em>”.</p>
<p>La Dott.ssa Fiorillo si è difesa sostenendo che le dichiarazioni rilasciate alla stampa avevano l’unico obiettivo di “<em>ristabilire la verità</em>” per non prestarsi a una ricostruzione falsa degli avvenimenti. Si è rivolta perciò alla Cassazione, che nel luglio 2014 ha annullato la condanna, sentenziando che il pm “<em>aveva diritto di difendere il suo onore e quello della magistratura, perché non c’era altra strada per ristabilire la verità</em>”. Con questa sentenza, la Dott.ssa Fiorillo ha creato un precedente giudiziario.</p>
<p> </p>
<p>Saverio Masi (Si consiglia la visione del videoclip “<em>Il coraggio della verità. Saverio Masi</em>” di L. Caputo e J. Nicolaci su <a href="http://www.youtube.com/" rel="nofollow" target="_blank" class="external external_icon">www.youtube.com</a>).</p>
<p>Maresciallo dei Carabinieri del reparto investigativo per la ricerca dei latitanti, nel 2010 ha testimoniato nel processo a carico del generale dei Ros, Mario Mori, di essere stato ostacolato nel 2001 nella cattura del capo mafioso Bernardo Provenzano. Nel 2013 ha presentato denuncia ai suoi superiori riferendo cge  nel corso degli anni gli avrebbero impedito di catturare anche Matteo Messina Denaro, l’attuale capo di Cosa nostra e latitante dal 1993.</p>
<p>Nello stesso 2013 il maresciallo è stato condannato, con pena sospesa, a 6 mesi di reclusione dalla Corte di Appello di Palermo per non aver pagato una multa di 106 euro presa mentre era in giro per servizio con una auto privata con targa non nota ai mafiosi. E’ stato ritenuto colpevole di falso nella sua nota giustificativa, seppur appurato che fosse in servizio. Rimosso senza alcuna spiegazione dal reparto investigativo, svolge il ruolo di capo-scorta di Nino Di Matteo, il magistrato più a rischio d’Italia.</p>
<p>Titolare dell’inchiesta Trattativa Stato – Mafia sui diversi livelli di responsabilità e complicità che furono all’origine della strage in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino (strage di via D’amelio, 19 luglio 1992) N. Di Matteo è destinatario di un ordine di morte da parte del boss <strong>Totò Riina</strong>.</p>
<p>Un carico di esplosivo sarebbe già pronto a Palermo. E’ recente la denuncia di alcuni ragazzini che avevano notato la presenza di alcuni cecchini nella prossimità di un circolo da tennis dove è solito recarsi il magistrato. Su ciò sta indagando la Procura di Caltanissetta.  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Vitalizi ai politici condannati, il nuovo che non avanza</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/vitalizi-politici-condannati-nuovo-non-avanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Unica speranza la rivolta dei cittadini di Agrigento contro i ladrocini della casta: Ribelliamoci! Pensioni a vita d’oro quelle che continueranno a prendere i politici pur condannati in via definitiva per reati anche contro la pubblica amministrazione. La maggioranza del parlamento, infatti, Pd in testa, ha bocciato un emendamento che prevedeva l’abolizione retroattiva dei vitalizi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Unica speranza la rivolta dei cittadini di Agrigento contro i ladrocini della casta: <strong>Ribelliamoci</strong>!</p>
<p>Pensioni a vita d’oro quelle che continueranno a prendere i politici pur condannati in via definitiva per reati anche contro la <strong>pubblica amministrazione</strong>. La maggioranza del parlamento, infatti, Pd in testa, ha bocciato un emendamento che prevedeva l’abolizione retroattiva dei vitalizi per i condannati. A favore invece hanno votato i parlamentari del Movimento Cinque Stelle.</p>
<p>Che strano, <strong>Matteo</strong> <strong>Renzi</strong> all’inizio del suo mandato si era scandalizzato di questa “usanza” e soprattutto ha continuato a tuonare contro corrotti, evasori eccetera. Una lotta alla corruzione, la sua, che come provvedimento “buono” sembra aver avuto quello di nominare come Presidente dell’Autorità Anticorruzione<strong> Raffaele Cantone</strong> e poi…tante buone intenzioni e belle parole come trasparenza e “<em>non ce n’è più per nessuno</em>”…</p>
<p>Il resto è tutto già visto come la depenalizzazione di reati lievi come la truffa e simili e persino l’addolcimento delle pene per i “piccoli” evasori.</p>
<p>Insomma nell’era del “<em>nuovo</em>” non notiamo una vera lotta alla corruzione imperante e sottolineiamo una certa “paura” ad eliminare i privilegi della Casta. Forse perché, così facendo, si perderebbero certi appoggi e consensi. Ma il nostro non è un discorso politico, quanto pragmatico. Notiamo corsi e ricorsi già visti e, benché le pensioni d’oro pesino infinitamente meno nel nostro disastro rispetto ai ladrocini (ad esempio nelle società partecipate e nei posti che contano), <strong>comunque non si cambia assolutamente. Anzi.</strong></p>
<p>Una nota positiva in questa settimana densa di notizie ancora di arresti e scandali di corruzione a macchia d’olio in tutto il Paese: la rivolta dei cittadini di Agrigento contro i consiglieri comunali che hanno depredato le casse pubbliche per tenere oltre 1000 sedute di commissione assolutamente inutili e vacue. A volte finte. Sono scesi in piazza, finalmente, per far capire che è la minor parte della popolazione a rubare e la maggior parte ancora è onesta! Imitiamoli ovunque e forse inizieremo a far capire che il vento “vero” sta cambiando e non nei palazzi della politica, ma in ogni casa e piazza di ogni piccolo o grande comune italiano.</p>
<p><em>Laura Marinaro</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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		<title>De Luca torna sindaco a Salerno, ovvero il De Profundis della Legge Severino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2015 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il TAR Campania ha accolto il mio ricorso: continuerò ad essere Sindaco di Salerno. Il presidente del TAR Campania, Salerno I Sezione, con decreto firmato in data odierna ha ufficialmente accolto la richiesta di sospensione cautelare, reintegrandomi nella funzione di Sindaco. In particolare, il provvedimento ha accolto l’istanza di sospensione con provvedimento urgente avanzata nel ricorso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Il TAR Campania ha accolto il mio ricorso: continuerò ad essere Sindaco di Salerno. Il presidente del TAR Campania, Salerno I Sezione, con decreto firmato in data odierna ha ufficialmente accolto la richiesta di sospensione cautelare, reintegrandomi nella funzione di Sindaco. In particolare, il provvedimento ha accolto l’istanza di sospensione con provvedimento urgente avanzata nel ricorso proposto dall’avvocato Antonio Brancaccio</em>“.</p>
<p>Questo il post su Facebook con il quale <strong>Vincenzo De Luca</strong> ex sindaco di Salerno condannato a due anni di reclusione per abuso d’ufficio, ha comunicato la notizia del suo reintegro lo scorso 25 gennaio. Una notizia che non ha colto di sorpresa noi di <strong>Cosapubblica</strong>, soprattutto dopo il ritorno sullo scranno del sindaco di Napoli <strong>Giuseppe De Magistris</strong> che è stato un precedente fondamentale per dare adito alla decisione dei giudici amministrativi. De Luca condannato a due anni di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici in base alla Legge Severino, aveva presentato ricorso sulla costituzionalità della stessa legge e ha avuto ragione.</p>
<p>La vicenda per cui De Luca era stato condannato per abuso d’ufficio nasceva nel 2008, quando, da commissario delegato per la realizzazione di un impianto di trattamento finale dei rifiuti (decreto dell’allora premier Romano Prodi firmato il 16 gennaio di quell’anno), nominò project manager del progetto per il termovalorizzatore un componente del suo staff. La nomina era irregolare per mancanza di requisiti, con una richiesta di rinvio a giudizio per il sindaco e altre due persone ad aprile 2011.</p>
<p>Una vicenda che, oggi, non importa ricordare per quello che era (il 19 febbraio i giudici entreranno di nuovo nel merito, ndr) ma che a questo punto conta per decretare il fallimento di una legge che, per molti motivi, non ha raggiunto il suo obiettivo: <strong>fare la lotta alla corruzione</strong>. Innanzitutto nel caso di De Luca la sospensione dall’incarico di sindaco è stata immediata, come dice la Legge, ma ancora più immediata e veloce è stata la decisione del Tar. Urgenza, così l’hanno giustificata. Non possiamo criticare né l’avvocato di De Luca, né i giudici amministrativi, sepur veloci. Loro hanno usato uno strumento che altri – ovvero i parlamentari – hanno studiato e formulato e votato.</p>
<p>In questa riflessione è il senso della nullità di qualsiasi tentativo di lotta alla corruzione: se le leggi sono pro corruzione (e la Severino lo è per vari motivi non solo nel caso della incandidabilità e decadenza dagli incarichi da parte dei condannati), allora anche i magistrati che vorrebbero arginare il fenomeno non ce la fanno. Di certo questa Legge segna un De Profundis ancora oggi.</p>
<p><em>Laura Marinaro</em>  <!--codes_iframe--><!--/codes_iframe--></p>
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