Saverio Masi : “La nostra non è democrazia incompiuta ma soporifera dittatura che si alimenta con la corruzione”

Abbiamo già parlato in passato del Maresciallo Saverio Masi https://goo.gl/wFmSEv e della sua vicenda perfettamente allineata col sistema Paese, quello che vede in posizioni di privilegio solo chi si lascia corrompere.

Torniamo sulla sua vicenda, perché colpiti da un discorso tenuto ieri all’Università di Modena e Reggio Emilia.

Un discorso che riproponiamo in versione integrale proprio perché meritevole di piena letturaIl Maresciallo Saverio Masi ha messo in evidenza tre punti fondamentali alla comprensione di quel che ci sta accadendo intorno, a livello legislativo, economico e culturale.Rapporti fra politica e criminalità organizzata, informazione deviata, e una legislazione impropria e inutile lontana dalla vita reale.L’auspicio, è che questo tipo di comunicazione, vera e concreta nel suo presentarsi, sia presa ad esempio da altri.

Buona lettura

Saverio Masi – 05/10/2015 – Università di Modena e Reggio Emilia

Un ringraziamento sentito per l’invito a discutere di problematiche che sicuramente non hanno mai riguardato soltanto noi siciliani ma che hanno, ormai da troppo tempo, creato una metastasi che ha reso la nostra, una Democrazia incompiuta.

Le riflessioni che vi sottoporrò non hanno ovviamente nessuna pretesa di esaustività; mi auguro però che ciascuno di voi sia sollecitato da questi spunti a fornire una spiegazione a quanto di più illogico, antisociale ed ormai ridicolo sta accadendo nel nostro Paese negli ultimi decenni.

Iniziamo ad evidenziare un dato di fatto inoppugnabile e cioè che la mafia, per mantenersi in vita, deve necessariamente controllare l’attività della pubblica amministrazione. A confermare tale ipotesi e’ un “autorevolissimo” personaggio contemporaneo, il capo dei capi di “cosa nostra”, Totò Riina, che così come riportato da un altro sodale stragista afferma che la mafia, senza l’appoggio della politica, sarebbe una normalissima banda di criminali destinata ad essere debellata.
E spesso, interloquendo con Voi studenti, mi viene chiesto cosa occorre fare per sconfiggere la mafia.

Ebbene, la risposta ce l’ha fornita proprio il più grande stragista di “cosa nostra”; occorre recidere i rapporti tra la mafia e la politica. E se la politica non intende ascoltare le indicazioni di folli magistrati, palermitani e non, accusati di essere delle toghe rosse, mentalmente disturbati ma che a Palermo stanno rischiando di morire nel tentativo di fornire le prove di quella scellerata trattativa da sempre esistita tra la mafia e lo “stato”, allora la politica, ascolti quantomeno i consigli dell’esperto numero uno, Totò Riina, il quale afferma proprio che per sradicare la mafia occorre recidere i rapporti con la stessa politica.

Se a fornirci la soluzione di tutto è proprio questo scaltro contadino corleonese, essere consapevole della fondamentale importanza del mantenimento dei rapporti tra la mafia e la politica perché lo Stato non ha mai preso misure idonee ad arginare questo fenomeno? Il risultato è sotto gli occhi di tutti; la mafia continua ad avere un controllo del territorio diffusissimo mentre la corruzione è ai massimi livelli mentre mentre su circa 65.000 detenuti solo una decina sono quelli condannati per corruzione.

Oggi, a prescindere dal colore politico di appartenenza, solo degli ingenui cittadini possono pensare che questo atteggiamento di perpetua inconsistenza legislativa nei confronti del fenomeno corruttivo, non sia legato a ragioni di convenienza elettorale che di conseguenza genera un esercizio del potere a forti tinte mafiose.

Vogliono far passare mediaticamente la scoperta degli intrecci tra mafia e politica come una costante novità; legami invece da sempre esistiti e che non sono mai stati puniti penalmente in maniera esemplare e con finalità preventive.

In questa maniera si è data addirittura la possibilità ad elementi di spicco della criminalità organizzata di diventare essi stessi dei colletti bianchi infiltrandosi in posti chiave della nostra pubblica amministrazione.

E’ assolutamente chiaro che per le organizzazioni criminali è diventato di gran lunga più proficuo intercettare, attraverso la corruzione di politici e funzionari pubblici, parte degli stanziamenti previsti per il finanziamento delle opere pubbliche. E’ sicuramente più redditizio puntare sulla gestione degli appalti che dedicarsi esclusivamente alla gestione degli stupefacenti e delle estorsioni.

E per avere una visione completa di quanto sia realistica la drammaticità del fenomeno corruttivo vi riporto quanto accaduto durante le indagini della Procura di Palermo che hanno poi permesso di arrestare tale Giuseppe Guttadauro in quel momento a capo della famiglia mafiosa di Brancaccio ma che oltre ad essere un capo mafia, era anche il primario del più importante ospedale palermitano. Ebbene, dalle intercettazioni cui era sottoposto questo primario mafioso, emergeva che questi discuteva con un altro sodale, anche lui arrestato, di come condizionare la scelta dei candidati alle elezioni regionali siciliane, ma non solo; discutevano anche dell’elezione del Presidente della Regione Sicilia ( non dimenticate che gli ultimi Presidenti della Regione Sicilia, uno è ancora in carcere per mafia mentre il secondo è stato già condannato in primo grado, credo). Ma proprio a conferma di come sia possibile apparentemente legalizzare l’economia mafiosa, i due intercettati discutevano anche della nomina dei manager nella sanità pubblica, dell’attribuzione dei primariati nelle strutture sanitarie ed anche della costruzione di centri commerciali.

Cosa peggiore, che denota persino la loro lungimiranza nello spremere quanto più possibile mediante la corruzione o addirittura l’infiltrazione di loro sodali nella res pubblica, i due discutevano di come dirottare la nomina di un funzionario amico negli uffici della Regione a Bruxelles al fine di poter essere preventivamente avvisati circa le iniziative in cantiere per essere sicuri con le loro imprese create appositamente di intercettare parte del denaro pubblico.

Questo esempio, anche relativamente recente fa capire quanto complesso ed articolato sia il rapporto tra mafia e politica e quanto sia possibile che la mafia diventi parte integrante della politica. Un altro dato di fatto allarmante è costituito da situazioni drammatiche e grottesce di amministrazioni comunali che vengono sciolte per infiltrazioni mafiose e che subito dopo il periodo di commissariamento vengono di nuovo conquistate da amministratori che si scoprono collusi con la mafia.

Ecco perché è fondamentale ed assolutamente necessario continuare ad applicare la fattispecie del concorso esterno all’associazione mafiosa nei confronti di politici, imprenditori, amministratori locali e quanti altri contribuiscono fattivamente al perseguimento degli scopi criminosi kbkgnql. Questo perché spesso, il contributo dei concorrenti esterni all’associazione mafiosa diventa ancora più decisivo per l’espletamento finale del reato di quello degli stessi appartenenti alle organizzazioni criminali.

Per debellare la mafia diventa quindi fondamentale che la politica contrasti in maniera legislativa più incisiva il fenomeno dello scambio elettorale politico mafioso. Ed invece è avvenuto che la nuova Legge, la 62 del 17 aprile 2014 che ha sostituito il testo del 416 ter, prevede la punizione per la condotta che consiste nell’accettazione della promessa di procurare voti in cambio della sola promessa di erogazione di denaro o altra utilità, ( passo in avanti questo rispetto al 416 ter che prevedeva solo lo scambio di denaro) mediante il 3° comma del 416 bis, ovvero della forza di intimidazione del vincolo associativo, come se il mafioso usasse la forza fisica o un arma per convincere l’elettore a votare a favore del politico colluso, quando invece tutti noi sappiamo che non è così perché la mafia per convincere i cittadini a votare a suo piacimento usa quasi sempre la condizione di necessità donando spesso e non di rado persino generi alimentari. In questo modo si rende difficilissimo, se non impossibile provare il reato.

Invece mediaticamente e propagandisticamente tale legge è stata con falsità spacciata un passo in avanti nella lotta alla corruzione mentre di fatto ne azzera concretamente la portata applicativa con conseguenze nefaste per la
Giustizia e quindi per il benessere sociale.

Ed ancor di più ridicola ed incomprensibile risulta la decisione dei nostri legislatori di prevedere una pena di gran lunga più contenuta rispetto a quella del 416 bis.
Peggiore è il disegno di Legge 1232 volto a limitare la custodia cautelare in carcere che ne prevede l’applicazione per il reato di cui all’art. 416 bis e non per lo scambio politico elettorale mafioso.

Questi sono i fatti e gli spunti da cui mi auguro riuscirete a trarne le vostre logiche deduzioni.

Personalmente sono convinto che si vuole così ignorare l’evidenza di un sistema criminale integrato che vede mafia e corruzione politica sullo stesso piano.

Obiettivamente credo che i nostri politici sappiano che queste logiche deduzioni e riflessioni siano la soluzione del problema ma che non vogliono o non sono in grado di applicarle perché in una situazione di ricatto da entità esterne.

Non si capisce infatti, perché mentre la mafia, soprattutto quella militare viene oggi combattuta in modo pressappoco adeguata vige invece una situazione di sostanziale impunità per le condotte tipiche della criminalità tipiche dei colletti bianchi con pene assolutamente inadeguate e che quindi non rappresentano nessun aspetto deterrente.

E non ho timore a definire ridicola anche l’esiguità dei termini di prescrizione dei reati legati alla corruzione.

E’ con la mancanza di volontà di combattere questa fattispecie di reati che si conclama la sconfitta della Giustizia perché è proprio lasciando spazio alla commissione dei reati di corruzione che si dà origine ai moltissimi mali della nostra democrazia a discapito di una effettiva Giustizia sociale.

Nessun libero cittadino, di qualsiasi ideologia politica che abbia una obiettiva capacità critica può nascondere a sé stesso che nessun Governo di centro, destra o sinistra che sia, abbia negli ultimi decenni voluto concretamente risolvere il problema della corruzione.

Sarebbe ora che la politica dei grandi ed ipocriti falsi annunci avesse fine e che si mettesse mano ad una riforma della Giustizia che non colpisca soltanto la mafia militare ma anche e soprattutto quella dai colletti bianchi e dei politici collusi per i quali deve essere prevista una pena di gran lunga superiore a quella esistente perché è dalla commissione di questi reati che derivano i peggiori danni per la nostra economia e per il benessere di tutti i cittadini.

Per questo occorrerebbe partire dall’eliminazione di una anomalia quasi tutta italiana che è l’istituto della prescrizione o quanto meno farla decorrere dal momento in cui il reato viene scoperto.

Manca inoltre anche la figura dell’agente provocatore che sarebbe un utilissimo ausilio per smascherare i delitti dai colletti bianchi e quello della corruzione politica ma chissà perché il nostro Parlamento si guarda bene di affrontare il tema dell’introduzione di questa figura.

Siamo quindi lontani anni luce dalla vera politica antimafia che fu invece quella di Pio La Torre, barbaramente ucciso proprio perché faceva addirittura nomi e cognomi evidenziando nelle sue relazioni gli intrecci tra la mafia corleonese ed esponenti apicali della politica.

Questo, a mio modestissimo parere occorrerebbe fare e non minare l’istituto delle intercettazioni boicottando così anche la conoscenza di ciò che realmente accade nel nostro Paese a discapito della Giustizia.

Ovviamente gran parte di questa sporca partita si gioca sul silenzio o sulla disinformazione metodica degli organi di stampa e delle televisioni che mirano a non farci comprendere la triste situazione attuale e di come ci si è arrivati a partire, ma non solo, dal periodo stragista del 92” – “93 da cui è scaturita quella che viene definita la Trattativa tra lo Stato e la mafia; sono invece fermamente convinto che quanto emerso sinora da questo processo, il cui dibattimento viene guarda caso completamente ignorato dai quasi la totalità dei media, sia di importanza cruciale per la democrazia del nostro Paese…
…perché, nonostante il silenzio imposto, e nonostante ciò che alcuni giornali sovvenzionatissimi lascino intendere, la trattativa della mafia con lo Stato continua davvero a gravare sul presente e ad ipotecare il nostro futuro.

Non dimenticate che il silenzio, da parte istituzionale, delle trasmissioni televisive, dei giornali e della quasi totalità degli attori sociali, implica l’isolamento di chi è intenzionato a riportare alla luce quelle indicibili verità che hanno permesso di tessere le trame oscure del potere.

Un silenzio che a Palermo è calato nuovamente a distanza di decenni, e che era stato fatto calare intenzionalemente anche prima delle stragi del 92 -93. Un silenzio creato ad arte e che venne interrotto, non lo dimenticate mai, soltanto dai boati di Capaci e di Via D’Amelio.

Quello che i cittadini non devono venire a sapere è che lo le nostre Istituzioni sono già state messe sotto ricatto da forze eversive interne ed esterne e che con queste forze lo Stato è già sceso a patti come ha stabilito una sentenza della Corte di Assise di Firenze.

Ecco da cosa deriva l’isolamento che ancora una volta vivono alcuni magistrati della Procura di Palermo, oggetto di attacchi di ogni tipo finalizzati ad impedir loro di poter svolgere serenamente le proprie indagini.

Una vera e propria strategia della tensione, e non mi riferisco soltanto agli ordini di morte impartiti dal boss Totò Riina, che ha riguardato quasi tutti gli attori che ruotano attorno a questo processo tra i quali anche il testimone chiave, anche lui minacciato di morte insieme agli stessi magistrati.

Con questo variegato sistema criminale che oltre alla mafia comprende la massoneria ed i servizi segreti deviati, sul vero anti-Stato è calato un silenzio assoluto e la verità agli occhi dei cittadini italiani è stata occultata o stravolta con la diretta conseguenza che nessuno di noi ha potuto riflettere su alcune considerazioni rilevanti. Senza entrare nel merito del Processo che si sta svolgendo a Palermo rivolgiamo la nostra attenzione e pochissimi ma significativi dati di fatto:

– Qualora il processo sulla Trattativa dovesse concludersi con sentenza di condanna, a Totò RIINA toccherebbero pene detentive di pochi anni; una eventuale condanna per lui assolutamente irrilevante visto che ha ormai collezionato una serie di ergastoli;
– Una eventuale strage contro i magistrati che si occupano del Processo sarebbe a rigor di logica assai controproducente poiché andrebbe a sortire effetti indesiderati in quanto finirebbe per essere una conferma di tutto l’impianto accusatorio del processo sulla “trattativa”.

Tenendo presente questi due elementari dati di fatto credo che concorderete con me nel riflettere che non si capiscono le reali motivazioni che hanno spinto il capo dei capi di Cosa Nostra a condannare a morte uno dei magistrati che si occupa del Processo.

La mia opinione è che appare legittimo che qualcuno abbia paura che queste motivazioni vengano a galla e che quello che Giovanni Falcone definì il gioco grande del potere venga alla fine scoperto ma non è più un segreto che le lotte di potere in Italia si sono svolte spesso ed in larga misura nell’ombra così come spesso si è fatto ricorso alla matrice mafiosa per coprire stragi ed omicidi che invece erano di matrice diversa.

E’ un dato di fatto pure questo che lo stragismo abbia segnato tutte le fasi di passaggio della storia di questo paese già a partire dal dopoguerra; la prima Repubblica è nata e si è conclusa nel segno delle stragi: quella di Portella della Ginestra e quelle del 92-93. In altre stragi sono stati provati depistaggi e coperture da parte di esponenti delle Istituzioni. E nello stesso modo anche nelle stragi del 92-93 sono stati commessi depistaggi come quella della strage di Via D’Amelio utilizzando falsi collaboratori.

Esiste una lunga sfilza di dati di fatto che lascia intendere che con quelle stragi si siano saldati o rinsaldati interessi della mafia con quelli di soggetti esterni e prima di avviarmi alla conclusione provo a citarmi quelli che reputo più significativi per le vostre riflessioni.
– L’inizio della trattativa, si fa risalire all’omicidio di Salvo Lima che era il braccio destro ella politica di Giulio Andreotti in Sicilia. 8 giorni prima di questo omicidio tale Elio Ciolini, precedentemente coinvolto nelle indagini per la strage di Bologna, preannunciava davanti a dei magistrati l’inizio di una nuova fase della strategia della tensione con l’omicidio di un esponente politico della DC e l’eventuale omicidio del futuro Presidente della Repubblica. Ed otto giorni dopo l’omicidio si verifica davvero; ucciso Lima, il Ciolini rivela che questo piano di destabilizzazione era stato deciso da esponenti di massoneria, politica e mafia e che le bombe sarebbero arrivate presto anche a nord. E puntualmente scoppiano le bombe a Milano, Roma, Firenze a creare effetti destabilizzanti per l’intero sistema politico che si voleva portare al collasso.
– Successivamente anche alcuni collaboratori di Giustizia svelarono che alla fine del 1991 si era tenuto un summit di Cosa Nostra che aveva deciso di aderire ad un progetto di destabilizzazione politica che aveva tra i suoi artefici esponenti della massoneria deviata, della sfera politica e dell’imprenditoria.

L’interrogativo nasce spontaneo; come faceva questo signore che non era un veggente ad anticipare omicidi e stragi poi puntualmente verificatisi?

Ed occorre anche domandarsi:
– Chi e perché aveva deciso che Falcone doveva essere ucciso a Capaci in quel modo così eclatante anziché a Roma dove si spostava con una scorta “più leggera”?
– Come mai un’agenzia di stampa vicina ai servizi segreti due giorni prima della strage di Capaci anticipò che stava per verificarsi un bel botto esterno per influenzare l’elezione del Presidente della

Repubblica in corso di svolgimento?
– Chi aveva suggerito a Riina oltre alle modalità esecutive anche la tempistica della strage di Capaci?
– Chi è il soggetto esterno a Cosa Nostra a cui fa riferimento il collaboratore di Giustizia Spatuzza, che assistette al caricamento dell’esplosivo nell’autovettura utilizzata per la strage di via D’Amelio?
– Chi suggerì di compiere gli attentati nella notte tra il 27 ed il 28 luglio ai danni delle chiese di San Giorgio al Velabro e di San Giovanni Laterano, tenendo presente che i nomi delle chiese fossero i nomi di battesimo degli allora Presidenti di Camera e Senato, Giovanni Spadolini e Giorgio Napolitano?

Ed è uno degli stessi stragisti pentitosi a dichiarare che la strage di Capaci venne attuata con quelle modalità e con quella tempistica per mettere fuori gioco Giulio Andreotti dalla Presidenza della Repubblica.

Credo che almeno il 50% di voi non era a conoscenza di questi piccolissimi particolari che la stampa del regime massonico vuole a tutti i costi tacere agli elettori. Ecco perché la vostra attenzione deve rivolgersi ampiamente a queste problematiche; è in gioco il vostro futuro, non un ideale astratto di Giustizia, bensì il vostro sacrosanto diritto di vivere dignitosamente da persone libere e non da servi in una democrazia incompiuta.

E spero di non anticipare qualche risposta alle vostre domande dicendo che ciò che ciascuno di voi può fare è pretendere, cercare e divulgare la Verità, smascherando così un’informazione fatta di propaganda e falsissimi e ridicoli annunci dei nostri politicanti perché tutte le partite più controverse e delicatissime per la nostra democrazia si giocano all’interno dei palazzi del potere anestetizzando preventivamente l’informazione.

Ecco perché è necessario risvegliare l’opinione pubblica da questo torpore.Occorre che ogni cittadino sia più attento a cogliere questi ed altri atti sostanzialmente lesivi della nostra democrazia come la legge bavaglio ma non solo.

Dobbiamo proteggere la nostra autonomia intellettuale evitando di alimentare il clientelismo con l’infamia della raccomandazione. Mafia è anche mercimonio della vostra onestà intellettuale.

Personalmente mi viene amaramente da ridere quando la televisione del regime ci offre la visione di qualche politico che viene a parlare ai ragazzi nei licei parlando di legalità, loro che dovrebbero invece essere i primi a spiegare ai ragazzi che la mafia non è mai stata un manipolo di violenti sbandati ma un fenomeno caratterizzato dagli intrecci di interessi comuni con i politici corrotti.

Prima che i nostri politici parlino di legalità ed antimafia nelle scuole, che la facciano nei posti dove sono lautamente da noi stipendiati per farla, in Parlamento, approvando poche ma risolutive leggi che stroncherebbero i rapporti tra chi ingiustamente occupa posti di potere ed i loro sodali criminali.

Occorre svegliarsi da questo torpore e capire che l’intreccio di interessi tra mafia e politica genera quasi tutti i mali della nostra società, l’inquinamento dell’economia soprattutto.

Sino a poco tempo fa definivo la nostra una finta democrazia più che una democrazia incompiuta ma forse è più idoneo parlare di soporifera dittatura che si alimenta con la corruzione e se ne frega dei poveri mentre vende armi al mondo intero. Una annichilente dittatura che ci propina menzogne per impoverirci ingrassando i bilanci delle banche dei politici e del malaffare.

Il fatto che sia qui, vuol dire che in fondo, nonostante le cose gravissime che vi ho detto fino ad ora, riservo speranza nella vostra voglia di andare contro questo sistema, anzi, di sfondare il muro di questo sistema perchè il prezzo che pagherete in caso di indifferenza sarà davvero altissimo e vi chiedo di considerarlo sin d’ora.

Penso e credo, che la cosa più bella in una società, sia l’uguaglianza fra le persone ebbene, nella catena di crimini che è in atto contro la libertà, la giustizia e il diritto, l’uguaglianza va sparendo.
Tenete alto questo valore perché vi siano per tutti pari opportunità…

Perchè vi sia per tutti la possibilità di realizzare i propri sogni.

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