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	<title>Corruzione - Cosa Pubblica. Libra</title>
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		<title>Mario Chiesa, la storia del “mariuolo isolato” che diede inizio a Mani Pulite</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/corruzione/mario-chiesa-mani-pulite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si potrebbe pensare che le grandi rivoluzioni debbano forzatamente iniziare con un evento epocale, un fatto così importante da rappresentare un punto di rottura tra il primo e il dopo. Peccato che ciò accada solo nei film. La vita reale scorre in balia della casualità, vittima di dinamiche che di leggendario hanno poco o nulla. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si potrebbe pensare che le grandi rivoluzioni debbano forzatamente iniziare con un evento epocale, un fatto così importante da rappresentare un punto di rottura tra il primo e il dopo. Peccato che ciò accada solo nei film. La vita reale scorre in balia della casualità, vittima di dinamiche che di leggendario hanno poco o nulla. Un esempio è <strong>Mani Pulite.</strong> Il primo capitolo della saga che tenne col fiato sospeso la Repubblica Italiana ebbe come protagonista un “mariuolo”, parecchi milioni di lire in contanti e… un gabinetto. L’evento in questione ha fatto scalpore non solo perché faceva luce sulle pratiche illegali a cui i partiti erano dediti, ma anche perché, in fin dei conti, si riduceva a una scena comica, se non addirittura ridicola.</p>
<p>Milano, 17 novembre 1992. E’ una mattinata fredda quella che accoglie l’ingegnere <strong>Mario Chiesa.</strong> Politico di spicco del Psi Milanese, è presidente del Pio Albergo Trivulzio. E’ anche un corrotto seriale, e da tale si comporta anche quel giorno. Riceve nel suo ufficio il responsabile di una ditta di pulizie, tale <strong>Luca Magni.</strong> I due sono legati da un accordo: Chiesa gli farà vincere un appalto e Magni “donerà” al politico il 10% dei proventi dell’appalto stesso. Non sono termini casuali: a quel tempo, le cose funzionavano così. Era il modo con cui i partiti si finanziavano.</p>
<p>Ad ogni modo, i milioni quella mattina sono sette anziché quattordici, ma Chiesa è magnanimo: acconsente a rateizzare la mazzetta. Mentre i due si stanno ancora parlando, fanno irruzione i carabinieri.</p>
<p>Chiesa è spacciato. Magni l’ha incastrato. L’imprenditore, stufo di pagare per poter lavorare, si era messo d’accordo con il pool capeggiato da Antonio Di Pietro e, insieme, avevano orchestrato tutto per cogliere il flagranza di reato il politico del Psi.</p>
<p>Fin qui, niente di comico. <strong>Il “bello”, se così si può definire, avviene una volta che i carabinieri sono entrati in stanza. Chiesa afferra una valigetta e scappa verso il bagno</strong>. In quella valigetta “riposano” trentasette milioni, frutto di un’altra tangente. Il politico cerca di riversare la mazzetta nel gabinetto, in modo che non possa essere colto in flagranza di un reato ancora più grande. Centomilalire dopo centomilalire, la tangente si alleggerisce ma niente da fare. Questa volta Chiesa è rimasto vittima della sua ingordigia: le banconote sono troppe, e i carabinieri fanno in tempo a entrare e a vedere tutto.</p>
<p>Il fatto, come anticipato a inizio articolo, fece scalpore. Si può affermare che fu proprio questo evento ad aprire le porte di un mondo che gli italiani manco si immaginavano: un mondo corrotto da azioni criminali e finanziamenti illeciti.</p>
<p>La politica all’inizio cercò di negare l’evidenza. Bettino Craxi, in particolare, fu il più convinto assertore della teoria della “scheggi impazzita”. Mario Chiesa rappresentava un unicum, una eccezione, un “mariuolo isolato”, come lo definì lo stesso presidente del Consiglio.</p>
<p><strong>E invece faceva parte di un sistema, di cui lui, tra l’altro, non era nemmeno uno degli ingranaggi più importanti</strong>. Il resto è storia.</p>
<p>Una storia, purtroppo per l’Italia, ancora lungi dall’essere conclusa.</p>
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		<title>E’ luglio 1992: Bettino Craxi confessa e ricatta il parlamento</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/corruzione/luglio-1992-bettino-craxi-confessa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Chi è senza peccato scagli la prima pietra” è una delle citazioni più nobili del Vangelo. Afferma la caducità dell’uomo e la sua debolezza, ma richiama anche alla solidarietà e al perdono. Quando però a pronunciarla è stato Bettino Craxi e suonata come una minaccia. Era il 3 luglio 1992 e il contesto non era proprio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Chi è senza peccato scagli la prima pietra</em>” è una delle citazioni più nobili del Vangelo. Afferma la caducità dell’uomo e la sua debolezza, ma richiama anche alla solidarietà e al perdono.</p>
<p>Quando però a pronunciarla è stato <strong>Bettino Craxi</strong> e suonata come una minaccia. Era il 3 luglio 1992 e il contesto non era proprio simile a quello che ha fatto da sfondo all’episodio della Maddalena.</p>
<p>Siamo in piena <strong>Tangentopoli</strong>. L’Italia attraversa sia dal punto di vista politico che economico uno dei passaggi più critici della sua storia. La Prima Repubblica è sul viale del tramonto, i partiti che hanno governato per cinquant’anni rischiano di essere spazzati via dall’inchiesta Mani Pulite. Sono in pochi a salvarsi, in tanti a finire in manette. La lista, aggiornata a quel giorno di luglio, prevede uomini della Democrazia Cristiana, del Partito Socialista, di altre formazioni minori e tanti imprenditori. Il motivo è sempre quello: corruzioni, tangenti. Insomma, finanziamenti illeciti ai partiti.</p>
<p>I partiti, già agonizzanti dopo solo tre mesi di indagini, cercano una via di fuga. Politica, possibilmente: sanno benissimo che dal punto di vista giudiziario le carte da giocare sono scarsissime.</p>
<p>Entra dunque in campo Bettino Craxi con un discorso che sarebbe rimasto negli annali. Il premier sceglie la via della trasparenza. Vuota il sacco, ma ne giustifica il contenuto. Rinuncia però al ruolo di agnello sacrificale e con un machiavellico colpo di mano mette tutti sulla stessa barca. Anche i naufraghi che già si erano lanciati in mare.</p>
<p>Dunque l’evangelico “<em>chi è senza peccato scagli la prima pietra</em>” si trasforma in un ricatto. “<em>Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario (la fatto che il finanziamento illecito riguarda tutti) a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro</em>”.</p>
<p>Un chiaro segnale ai parlamentari. Si muore o si sopravvive assieme. A Craxi il merito – se c’è merito in questo – di non aver nascosto la testa sotto la sabbia, ma anche il demerito di aver utilizzato l’assise parlamentare per diluire le colpe del partito socialista nel fango del “mal comune mezzo gaudio”.</p>
<p>Il ricatto si arricchisce e, anzi, si palesa in tutta la sua brutalità quando afferma che tutti sanno e tutti sapevano, da sempre. Nel calderone, ci finiscono anche gli innocenti (o considerati tale), gli ex comunisti del Partito Democratico della Sinistra.</p>
<p>“<em>Del resto, andando alla ricerca dei fatti, si è dimostrato e si dimostrerà che tante sorprese non sono in realtà mai state tali. Per esempio, nella materia tanto scottante dei finanziamenti dall’estero, sarebbe solo il caso di ripetere l’arcinoto ‘tutti sapevano e nessuno parlava</em>’”.</p>
<p>Il messaggio è chiaro e può essere formulato così: “<em>so e sono disposto a parlare. Se non mi sosterrete, lo farò</em>”.</p>
<p><strong>La chiusura è epocale, perché sancisce il momento – forse irripetibile – in cui una politica corrotto getta la maschera e si rivela per quello che è: una rete di corruttele.</strong></p>
<p>“<em>I partiti, specie quelli che contano su appartati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema è un sistema criminale</em>”.</p>
<p>Confessione e ricatto. Un’unica arma dal doppio taglio che, inevitabilmente, condotto la Prima Repubblica alla morte.</p>
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		<title>Pietro Campilli e Ezio Vanoni, febbraio 1947: Tangentopoli 45 anni prima</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/corruzione/campilli-vanoni-febbraio-1947-tangentopoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tangentopoli, come tutti sanno, è scoppiata nel 1992. Quell’anno però sancisce semplicemente la scoperta del corruzione nei partiti. Le malefatte accadevano già da qualche decennio. Anzi, fin dagli albori della Repubblica. Certo, magari le tangenti rappresentavano ancora un’eccezione e non la norma, ma i primi episodi di finanziamento illecito ai partiti sono datati anni Cinquanta. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tangentopoli</strong>, come tutti sanno, è scoppiata nel 1992. Quell’anno però sancisce semplicemente la scoperta del corruzione nei partiti. Le malefatte accadevano già da qualche decennio. Anzi, fin dagli albori della Repubblica. Certo, magari le tangenti rappresentavano ancora un’eccezione e non la norma, ma i primi episodi di finanziamento illecito ai partiti sono datati anni Cinquanta. Uno, addirittura, si è verificato nel 1947. Ha coinvolto due politici della <strong>Democrazia Cristiana</strong> e ha, all’epoca, destato molto stupore. Salvo poi diventare un modello per tutte (o quasi) le formazioni politiche.</p>
<p>Febbraio 1947. Lo scenario politico è in fermento. C’è un Italia da ricostruire ma anche una profonda divisione da sanare. Nel nostro piccolo, infatti, si replica lo scontro della guerra fredda incipiente. Sicché va compiuta una scelta: con gli Usa o contro gli Usa? La decisione non è scontata: i socialisti e i comunisti dopo la Resistenza hanno acquisito grande credito. La Democrazia Cristiana, ovviamente, protende per gli Stati Uniti. Dunque, per attaccare il patto Italia-Usa (al tempo solo probabile) si doveva attaccare la Dc. Una strategia sostenuta soprattutto da Finocchiaro Aprile, leader del Movimento per l’Autonomia della Sicilia.</p>
<p>Gli uomini a lui più vicini, amministratori di un apparato di “intelligence” efficiente (il partito era quasi un’organizzazione paramilitare) avevano preparato un dossier sulle ruberie dei democristiani, con tanto di numeri e di nomi.</p>
<p>Arriva il giorno in cui Finocchiaro decide di denunciare tutto al Parlamento. Il documento però non arriva, se non all’ultimo, sicché la sua arringa – improvvisata per prendere tempo – rischia di far calare l’attenzione.</p>
<p>Ad ogni modo, l’autonomista sicialiano riesce a mettere nei guai la Democrazia Cristiana. Diffonde il contenuto del dossier. <strong>Un contenuto che si rivela sorprendente, e lo sarebbe stato anche a sessant’anni di distanza.</strong> Episodi di corruzione, importanti figure coinvolte, un sistema di finanziamento che – per quanto agli albori – appare già ben rodato.</p>
<p>Due storie colpiscono più di altre. La prima ha come protagonista <strong>Pietro Campilli</strong> (ministro delle Finanze e del tesoro) ed <strong>Ezio Vanoni</strong> (ministro degli Esteri e del Commercio). Il primo ha speculato in borsa, il secondo ha ricevuto la classica “mazzetta” al tempo in cui al ministero lavorava solo da funzionario. A fare meraviglia è soprattutto la sua giustificazione: “<em>ho trattenuto solo un terzo delle somme, il resto l’ho dato al partito</em>”.</p>
<p>Ecco, in questa frase è il germe di Tangentopoli. Gli ingredienti ci sono tutti: il sistema misto profitto personale-profitto per il partito, la consapevolezza di non fare nulla di sbagliato, il sodalizio con gli imprenditori corruttori.</p>
<p>I due corrotti si salveranno. O, meglio, una commissione li interdirà per incarichi che vadano oltre il semplice parlamentare, ma non saranno sbattuti fuori dal Parlamento. Decisivi i comunisti e i socialisti, che non si ribellarono a un trattamento così morbido. Questione di strategia politica: la Dc stava per siglare un patti con gli Stati Uniti e questi prevedeva l’esclusione di tutte le forze di sinistra dalla vita di governo. Quel favore, nemmeno tanto implicito, rappresentava quindi un tentativo di supplica.</p>
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		<title>Caso “All Iberian” somme versategli a titolo di illecito finanziamento</title>
		<link>https://www.cosapubblica.it/corruzione/caso-iberian-somme-versategli-titolo-di-illecito-finanziamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2014 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Finanziamenti a Craxi, Berlusconi per il tribunale e’ colpevole di finanziamento illecito ai partiti: e che i 20 miliardi usciti dalla societa’ “All Iberian” nel ‘ 91, per approdare sui conti svizzeri “Costellation” e “Northern Holding”, non sono una “transazione commerciale” come voleva la difesa ma un finanziamento illecito della Fininvest a Craxi. I giudici, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Finanziamenti a Craxi, Berlusconi per il tribunale e’ colpevole di finanziamento illecito ai partiti: e che i 20 miliardi usciti dalla societa’ “All Iberian” nel ‘ 91, per approdare sui conti svizzeri “Costellation” e “Northern Holding”, non sono una “transazione commerciale” come voleva la difesa ma un finanziamento illecito della Fininvest a Craxi. I giudici, dal canto loro, hanno preso atto che per la prima meta’ di quella cifra il reato deve ormai dirsi prescritto. Ma il conseguente “sconto” riconosciuto al Cavaliere, rispetto alle richieste dell’ accusa, alla fine si e’ rivelato minimo: 2 anni e 4 mesi piu’ 10 miliardi di multa, contro i due anni e mezzo piu’ 12 miliardi chiesti dal pm Francesco Greco. E addirittura piu’ aspra, rispetto alle richieste, la pena inflitta a Bettino Craxi: 4 anni (il massimo storico, per un finanziamento illecito) piu’ una multa di 20 miliardi. “Pura logica dell’ annientamento”, ha reagito la Fininvest. “Non hanno voluto ascoltare i nostri testi”, hanno ripetuto gli avvocati. E fuori dall’ aula, una per una, hanno ripercorso le loro principali tesi degli ultimi due anni: a) la societa’ “All Iberian” non c’ entrava nulla con Berlusconi e con la Fininvest; b) i soldi non erano per Craxi ma per il produttore cinematografico Tarak Ber Ammar, che li avrebbe “girati” alla causa palestinese sui conti dell’ avvocato arabo Zuhair Al Katheeb; c) le operazioni in questione sono comunque avvenute “estero su estero”, e dunque fuori della competenza giuridica italiana. Ma il giudice Marco Ghezzi, insieme con i suoi colleghi a latere Marilena Chessa e Paola Matteucci, hanno risposto con una sentenza da cui derivano conclusioni esattamente contrarie. Primo: la societa’ “All Iberian” faceva parte della galassia Fininvest e il suo beneficial owner era il cugino di Berlusconi, nonche’ top manager del gruppo, Giancarlo Foscale: condannato per questo a un anno e 9 mesi, cosi’ come l’ altro manager Giorgio Vanoni (un anno e 2 mesi). Secondo. Tarak Ben Ammar, pur convocato due volte dal tribunale, non si e’ mai presentato a ripetere in aula quanto dichiarato – a favore di Berlusconi – solo in due interviste rilasciate a Canale 5 e Panorama. + vero che parte dei soldi in questione, dopo essere arrivati sui conti svizzeri che la procura attribuiva a Craxi, proseguivano alla volta del Lussemburgo, su conti che Tarak attribuiva al palestinese Zuhair: ma anche quei conti, carte bancarie alla mano, risultavano intestati all’ ex segretario di Craxi, Mauro Giallombardo. Condannato per questo a un anno di reclusione, piu’ 400 milioni di multa. La procura, peraltro, per portare Zuhair in aula aveva tentato di tutto: arrivando a promettergli una scorta, un visto speciale per andare e venire, e persino un permesso (come da lui richiesto) che consentisse anche a sua moglie di accompagnarlo in Italia a fare acquisti. Ma neppure lui si e’ mai presentato. Terzo. Le uniche operazioni “estero su estero” derivate dai conti di Craxi e documentate dalle carte, a parte quelle gia’ descritte, sono gli acquisti di un negozio a dodici vetrine in Spagna e di un appartamento a New York per la signora Anja Pieroni, vecchia amica dell’ ex segretario socialista, oltre a circa mezzo miliardo dato in regalo a suo fratello, Antonio Craxi: entrambi assolti, perche’ “il fatto non costituisce reato”. Da registrare, sul fronte dei manager, anche la duplice assoluzione di Ubaldo Livolsi e Alfredo Zuccotti.</p>
<p>Dagli archivi del corriere della sera a firma Paolo Foschini</p>
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