Governo Renzi: la maggior parte dei ministri sono utili idioti

C’è un episodio in particolare che attesta la volontà di Renzi di accentrare a sé il maggior potere possibile: la scrittura dell’articolo 29 del decreto Sblocca Italia. Dedicato alla “pianificazione strategica della portualità e della logistica”, prevede che entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge le Autorità portuali debbano presentare alla Presidenza del Consiglio un resoconto degli interventi in corso o da intraprendere. In buona sostanza, decide Renzi (o al massimo qualcuno del suo cerchio magico). Al ministro dei Trasporti Lupi toccherà solo il ruolo da suggeritore.

E’ questo il leitmotiv che ha accompagnato i primi nove mesi di vita di questo governo. Buona parte dei ministri si stanno rivelando inutili. De jure, amministrano i settori per i quali sono stati nominati, de facto hanno ceduto fin dall’inizio lo scettro a Renzi.

L’argomento dei “ministri invisibili” è stato preso in esame da Emiliano Fittipaldi nel corso di un’inchiesta pubblicata sul settimanale l’Espresso. Oltre al giù citato Lupi sono cinque i “desaparecidos”: Federica Guidi (Sviluppo economico), Stefania Giannini (Istruzione), Gianluca Galletti (Ambiente), Maria Carmela Lanzetta (Affari regionali), Maurizio Martina (Agricoltura).

La Guidi è stata soprannominata ironicamente “la portavoce dei suoi vice”. Di fatto, il lavoro al suo ministero è quasi completamente svolto dai sottosegretari. Alle trattative con i sindacati e con le associazioni delle imprese ci fa il viceministro De Vincenti. A trattare la spinosa questione del canone Rai e delle frequente è invece Antonello Giacomelli (fedelissimo di Renzi e amico di Verdini).

Sulla forma e sulla sostanza della sua partecipazione alla vita politica del Paese, pesano i tanti conflitti di interesse e qualche dichiarazione poco felice. Considerata, suo malgrado, l’alfiere della delocalizzazione – l’azienda di famiglia è scappata a più riprese dall’Italia – la sua fama mal si sposa con la lotta per la crescita che un ministro dovrebbe combattere.

Stessa sorte, ma forse non per colpa sua, è capitata a Maria Carmela Lanzetta. Nominata agli Affari Regionali non per una scelta politica ma per fare uno sgarbo a Civati (alla cui sfera faceva riferimento) la Lanzetta paga la non appartenenza al “cerchio magico” di Renzi e la presenza di Graziano Del Rio, ufficialmente sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ufficiosamente responsabile dei rapporti con le Regioni. Emblema dell’inattività forzata a cui è costretta la Lanzetta, la dichiarazione che ha rilasciato in merito ai tagli dei trasferimenti alle Regioni: “Se saranno garantiti i servizi sanitari? Non lo so, non conosco i bilanci”.

Vittima del valzer di poltrone è stato invece Gianluca Galletti. Lui, all’Ambiente, semplicemente non doveva finire. Si aspettava piuttosto di diventare titolare all’Agricoltura, ministero più affine al suo profilo. I giochi di potere lo hanno portato laddove il suo contributo non può essere che minimo. Nuclearista convinto, ci sposa con le tematiche green di cui, all’apparenza, il Governo vuole fregiarsi. Sicché, quando si è svegliato tutto a un tratto in seguito alle alluvioni liguri, è stato vittima del dileggio di alcuni giornalisti e di qualche avversario politico. Entrambe le categoria non gli hanno perdonato il suo scarso contributo all’affare dei rifiuti a Roma.

Oggetto di pesanti critiche più che di indifferenza è Stefania Giannini. La sua colpa è quella di aver dimostrati poco polso nella questione “test di medicina”. A lei si addebita anche la tendenza a polemizzare con le persone vicini al premier (vedi scontro con la Madia sul fronte pensioni) e una certa asincronia tra parole e fatti: annuncia a ripetizione lo stanziamento di un miliardo per la scuola ma l’unica cosa certa è l’assunzione dei docenti precari. Insomma, la ministra soffre di uno scollamento con la realtà.

 Giuseppe Briganti